Uno sguardo sulla seconda giornata

4 maggio 2014

E anche la seconda giornata del Festival ci ha lasciato, accompagnata da due grossi temporali che poi non hanno nemmeno tanto disturbato le centinaia di persone (un po’ di tutte le età) che sono giunte alla Fabbrica del Vapore, portando un po’ di sana, bagnata, confusione. La nostra giornata di spettatore privilegiato è iniziata presto, curiosando anche tra gli spettacoli per bambini e ragazzi che sono giunti numerosi, riempiendo tutti gli spazi a loro dedicati durante la prima parte della programmazione. Un palcoscenico grandissimo, quello di IT, che ha visto rappresentare 113 spettacoli in 8 sale diverse e 1 piazzale, impegnando ben 450 persone tra artisti, organizzatori, tecnici e volontari. Una seconda giornata nel complesso felicemente intrigante, perché ci vuole, tra innumerevoli proposte e stimoli, anche una buona dose di fortuna nello scegliere uno spettacolo coinvolgente e che ci piaccia.

Oggi la sorte ci ha regalato tre monologhi, interessanti sotto molti aspetti, che analizzano in modo diverso l’animo e la complessità femminile. Rossella Raimondi in Angiulina La mula racconta a modo suo, in una sorta di gramelot padano, la storia atroce di una donna semplice, la cui bellezza esteriore è da tempo svanita, che è stata sempre a servizio degli altri, una donna cui sono state sempre tarpate le ali della fantasia di un marito forse sapiente ma che non le ha permesso di uscire dal ruolo che una donna è sempre stata costretta a subire, la casalinga, la serva… Finché un giorno Angelina trova il coraggio di liberarsi, e lo fa in modo atroce. A nostro modo di vedere Rossella dovrebbe ancor di più sporcare la sua immagine e le sue parole, facendoci sentire -più che citare- “la merda” che le sta addosso.

Nel bosco e nella prigione di La Madrugada è invece un omaggio sentito che Roberta Secchi con la regia di Manuela Frontoni fa alla scrittrice statunitense Djuna Barnes, intellettuale di grande e illuminato spessore che, dopo aver vissuto al Greenwich Village nel primo decennio del Novecento, è stata una delle figure chiave negli anni Venti e Trenta dell’ambiente bohèmien parigino. Mescolando cenni biografici della Barnes a echi dal suo romanzo Nightwood, i venti minuti ci donano un ricordo sentito di un’intellettuale senz’altro poco conosciuta e da riscoprire in tutta la sua anticipatrice carica femminista, e non solo.

Nel terzo monologo toccatoci in sorte, Non è come sembra (scritto e diretto da Giulia Donelli) Cristina Castigliola è una donna sulla quarantina, buffa e frustrata, che combatte l’insonnia con tazzine di camomilla che dissemina per la stanza. Finché non la coglie il dubbio che il problema stia forse nella barba del suo ultimo amante. Non è come sembra si configura come un monologo ben recitato in cui una buona dose di paradossale ironia ci regala un ritratto di donna attuale, non così difficile da trovare accanto a noi.

La Confraternita del Chianti, di cui avevamo molto apprezzato il precedente lavoro Non voltarti indietro, a IT ha presentato una lettura “divertissement” per 5 voci intitolata Gli ultimi minuti, in cui cinque amici, durante l’ultimo giorno della democrazia, fissato per giunta da un referendum, presagendo una fine che non vogliono vedere, decidono di suicidarsi in allegria, pur non riuscendoci per vari motivi. Esercizio ben calibrato su uno script a 4 mani di Chiara Boscaro, Marco Di Stefano, Marco Pezza, Diego Runko. Il progetto si presenta come una divertente anche se amara allegoria di un futuro a cui non vorremmo veramente essere presenti.

Macelleria Ettore invece ha presentato un frammento del collaudato N I P _ not important person, su testi di Carmen Giordano e Marco Simiele, con il montaggio e la regia di Carmen Giordano, in cui attraverso l’utilizzo di performance, musica e video, viene offerto al pubblico un curioso osservatorio sulle dinamiche di coppia e le relazioni tra persone. Lo spettacolo è costruito in modo divertente e inusuale, con l’utilizzo di voci off e un montaggio sincopato. I tre attori di volta in volta assumono identità diverse, con modi di fare e di dire in cui il pubblico si ritrova perfettamente.

L’unico spettacolo di danza a cui abbiamo assistito è stato Lacrime amare di Compagnia Nut: un divano rosso diventa il palcoscenico su cui i corpi di due uomini e una donna si intrecciano e si lasciano. Barbara Geiger, Lorenzo Piccolo e Franco Reffo danzano sulle musiche originali di Stefano De Ponti per narrarci una storia che i venti minuti accennano appena, anche se forieri di emozioni e di forti suggestioni per lo spettatore.

Mario Bianchi

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