ABRACADABRA #recensione

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di Irene Serini

A leggere le note di Abracadabra – “il gender è un principio d’ordine” e “tutti gli uomini sono donne e tutte le donne sono uomini” – potreste avere una vaga impressione di déjà vu: in fin dei conti MDLSX di Motus sta proseguendo una acclamata tournée, e il tema è amatissimo da cinema, letteratura e teatro. Ma non fatevi ingannare: Irene Serini non cavalca mode. La ricerca, che l’attrice porta avanti in forma indipendente da più di un anno, ha come nucleo una figura che pochi conoscono, e di cui pochissimi si potrebbero dire esperti. Si tratta di Mario Mieli, autore di Elementi di critica omosessuale (dove si trovano già molte delle questioni che oggi vanno sotto l’etichetta gender) morto suicida a soli trent’anni nell’aprile dell’83. Eccentrico e provocatore, Mieli comprese prima di altri che il comportamento quotidiano può trasformarsi in performance e in affermazione politica: Gad Lerner, suo compagno di liceo, ricorda come Mario si presentasse truccato a scuola, o come girasse per i mezzi pubblici nudo, coperto solo da un pelliccia e da gioielli. Ma Irene Serini di tutto questo non parla: non cede all’aneddotica, alla ricostruzione storica fine a se stessa, non assolve e non giudica. La chiave con cui si accosta alla vicenda Mieli è piuttosto, come ci avverte il titolo, quella del mistero: poche risposte, molte domande dalle quali la performer si fa letteralmente attraversare, ponendo coraggiosamente al centro del lavoro il suo stesso corpo efebico, la sua urgenza di comunicare, la sua commozione.
Abracadabra è un piccolo e prezioso rito di scambio con il pubblico. Irene lo coinvolge senza facili escamotage fin dai primi minuti della performance: rifugge la prospettiva frontale, dispone gli spettatori in un cerchio che tende a sfondare, esce e rientra di continuo, quasi quella posizione centrale richiesta alla protagonista di un monologo le risultasse insostenibile. “Regia: latitante” scrive ironica sul foglio di sala: per segnalare allo spettatore che sta entrando in un laboratorio creativo, in un magma ribollente che lei non ha interesse a ordinare. Denso, appassionato, non accondiscendente, questo primo studio di Abracadabra lascia allo spettatore la voglia di continuare il viaggio.

Maddalena Giovannelli

foto DissolvenzeLab (Antonella Lodedo)

 

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