ANNA POLITKOVSKAJA IN MEMORIAM #recensione

001 (copertina)

di LabEx

La storia della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 a causa delle sue idee in opposizione delle dittature e a sostegno dei diritti dell’uomo, è tragicamente nota. A partire da questa vicenda e in memoriam di quella che può essere considerata una “moderna martire” il drammaturgo svedese Lars Norén costruisce una drammaturgia i cui protagonisti sono gli ultimi della società vessati dalle condizioni politiche e sociali, ma soprattutto dall’egemonia dei potenti. Da questa drammaturgia la compagnia LAbEx, guidata dal regista Salvino Raco, trae uno spettacolo di denuncia durissimo e sotto alcuni aspetti necessario. La parola è la protagonista indiscussa della piéce e gli interpreti sembrano lasciarle il centro del palco, mentre si muovono in maniera misurata sulla scena spoglia. La violenza si fa suono, i dialoghi tra i personaggi sembrano in realtà diretti alla platea, la parola viene scagliata contro “l’altro”, destinatario-vittima di comunicazioni verbali dalle imprevedibili conseguenze. Ma quelli in scena a IT Festival sono solo venti minuti tratti da uno spettacolo di quasi due ore, e pesa molto la decisione presa al momento della necessaria selezione. Se gli attori si limitano – per ovvie ragioni spazio-temporali – a restituire alcuni frammenti della storia, sullo schermo alle loro spalle passa l’intero dramma generando un singolare effetto di sovrapposizione a due velocità: ora vediamo immagini di palazzi che crollano, flashback e flashforward di ciò che accade in scena, ora personaggi di cui non sappiamo niente interagiscono con i protagonisti. Ciò a cui assistiamo dunque non è uno studio o una riduzione di un’opera completa, ma una sorta di presentazione, un “proclama di esistenza” dello spettacolo stesso, che affascina ma non convince del tutto risultando troppo ermetico a causa delle sue labirintiche stratificazioni.

Chiara Marsilli

foto DissolvenzeLab (Andrea Mancuso)

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