APLOD #recensione

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di Fartagnan

IN FACTORY…
Siamo nel 2048: condividere online qualsiasi genere di video è vietato per legge. Solo un canale rimane ancora attivo: APLOD. Fartagnan ci introduce in un mondo scandito da ritmi precisi e regolamenti da rispettare: la voce di un’entità di controllo superiore – nello specifico Rodolfo Ciulla, che osserva la scena a lato dello spazio scenico – accompagnerà i personaggi durante l’intera performance, interrompendo, imponendo ordini e avvisando personaggi e pubblico sulle possibili conseguenze di quanto accade sul palco. In questo scenario dichiaratamente orwelliano, i contrasti tra Mitch e Jack (a cui si aggiungerà presto Save, il terzo coinquilino protagonista della vicenda) mettono da subito in evidenza come alla base di questa “società del futuro” ci siano ancora il lavoro e la competizione. Ciò che Fartagnan porta in scena non è infatti altro che una variazione distopica di un presente già noto: qui però ogni persona è giudicata in base al proprio punteggio lavorativo. Chi vale “seipuntotredici”, come Jack, non vale niente. Come uscire da questa logica soffocante?
Con un video di un gattino. “Per un attimo ho spento il cervello”: una battuta fulminante che rivela il vero motivo per cui qualcosa di tanto scontato è in grado di attirare migliaia di like. Ciò che cercano tutti è un divertimento facile e immediato e, in un mondo del genere, perché dovrebbe essere diverso? Il video del gattino rappresenta la possibilità di distrarsi da una delusione, un passatempo in una pausa dal lavoro, un riempitivo per non sentirsi del tutto soli. Noi, pubblico della generazione 2.0, ridiamo e pensiamo: “È tutto vero”. Impossibile non vedersi rispecchiati in questa dinamica, ridere di noi stessi e riflettere che chi si approfitta di questo meccanismo fa tantissimi soldi. Una comicità pungente, quella di Fartagnan che, nella dimensione factory, porta tutte le battute a segno, facendo del ritmo la propria arma vincente..

…IN IT
L’incipit è cambiato: Jack e Save sono sotto interrogatorio. Non li conosciamo ancora, ma capiamo che hanno combinato qualcosa di grosso. “È forse questa la fine che faranno i nostri eroi?” La scelta di inserire questa anticipazione proprio all’inizio della “versione festival” aiuta a mettere chiarezza sulla rigidità del contesto in cui ci troviamo, qualcosa che era mancato nell’inizio più scanzonato visto in precedenza. La voce di Rodolfo Ciulla diventa allora una voce registrata e robotica, decisamente più adatta a disegnare l’ambientazione. E se la storia procede poi come da copione, anche l’aggiunta conclusiva (l’arrivo di un losco figuro mascherato) funziona, riuscendo a strapparci un’ultima, liberatoria, risata finale. Si scioglie il pubblico in applauso e viene meno anche tra gli attori una leggera tensione che ha aleggiato nell’aria per tutta la performance e non registrata nella replica in factory. Poco male, intendiamoci: niente può interferire sui ritmi dello spettacolo, comici e godibili al punto giusto.

Veronica Polverelli

foto DissolvenzeLab (Helga Bernardini)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT.

STAY TUNED: IT NEVER SLEEPS!