BILDERATLAS 0.1 #recensione

Copertina – 07062017-_MG_2343

di Circolo Bergman

Circolo Bergman presenta a IT Festival un work in progress che si concentra sull’immagine e, di converso, sullo schermo quale portatore di immagini, ma anche di parole. All’inizio della performance, infatti, lo spettatore deve confrontarsi con un power point che con poche frasi dà le premesse teoriche: ossia il richiamo al progetto di conservazione della memoria culturale attraverso le immagini di Aby Warburg (1866-1929). Dopo questa sintetica lezione, in maniera decisamente straniante, lo spettatore si confronta invece con i selfies di una ragazza appena più che adolescente, un diario intimo che nasce paradossalmente per essere condiviso sui social. La performance si chiude con una danza solitaria, simbolica di una sostanziale incomunicabilità: la ‘protagonista’ pare divisa tra la chiusura in se stessa di un’introversa autoanalisi condotta attraverso rudimentali domande esistenziali, e la necessità di esibirsi ad un pubblico in potenza globale diffondendo selvaggiamente immagini di sé sulla rete. Il contesto (il paesaggio geografico e sociale) resta oscuro, limitato all’anonimia di palazzoni in un non-luogo, forse la periferia di una grande città. Lo spettatore resta sconcertato, in parte affascinato, dal susseguirsi caotico delle foto proiettate, in un crescendo di musica elettronica; ed anche sorpreso da questa evanescente figura femminile/bambina, la cui sessualità pare in costruzione, un giovane essere umano, dunque, colto nella sperimentazione delle proprie emozioni, percezioni e sentimenti. Questo frammento costituisce negli intenti del Circolo solo la prima ‘immagine’ di un ‘Atlante’ (Bilderatlas, con allusione colta al progetto di Warburg). Le domande poste dalla ricerca del Circolo Bergman – che in questo studio paiono ancora implicite –  sono di grande interesse: sarà ancora possibile un atlante iconografico della memoria collettiva nel flusso costante, inarrestabile di immagini che vengono prodotte in ogni istante da chiunque? Cosa accade all’immagine, quand’essa sia privata proprio di quella ‘tradizione’ su cui insisteva Warburg? Cosa accade, cioè, quando non si pone in rapporto con richiami antichi né offre testimonianza di sopravvivenze culturali, ma si limita a fissare l’istante volutamente dimentico di passato ed anche di futuro? E cosa rispecchia l’immagine individuale, quando lo scatto viene adattato all’idea che si vuole dare di sé ad una platea ignota e infinita con cui la si condivide? Cosa accadrà delle altre forme di mimesi, compreso il teatro (ed in primo luogo il teatro), quando e se l’immagine momentanea avrà il sopravvento? Le domande potrebbero continuare all’infinito, perché scaturiscono l’una dall’altra e coinvolgono, in fin dei conti, le principali questioni estetiche del presente. Vedremo se Circolo Bergman saprà conciliare questioni così impegnative con la volontà di disciplinare le immagini casuali caricate dai cellulari in un ‘atlante’, ossia in una forma di ordine e di organizzazione. Il mitologico Titano (Atlante, appunto) saprà reggere sulle spalle il mondo di Instagram?

Sotera Fornaro

foto DissolvenzeLab (Daniela Clerici)

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