BIRRA ECONOMICA #recensione

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di LecheDeTigre

Ritrovarsi al capezzale del proprio padre, dopo anni di lontananza: è questo il nucleo narrativo attorno a cui ruota il primo studio di LecheDeTigre, compagnia nata attorno al premiatissimo progetto Santa Estasi di Antonio Latella, con tutte le grandi promesse che ci si aspetta da un simile concepimento. I frammenti di testo presentati nei venti minuti di IT Festival dimostrano una scrittura agile, che conduce con facilità dal ritrovo in età adulta di due fratelli fino alla loro infanzia e viceversa. A scandire i loro dialoghi sono lunghi sorsi di birra economica, quella di qualità discount. I profili dei due protagonisti sono fin da subito ben delineati: uno è rimasto a casa a farsi carico della quotidianità, vicino alla famiglia, e adesso si occupa pure di “fare le spugnature” al padre in fin di vita; l’altro è un po’ ribelle, che è partito senza farsi più sentire quindici anni fa: sta per pubblicare un libro e – da quello che ci è dato sapere – è forse riuscito a fare carriera. Adesso, ostenta una (finta?) nostalgia dell’infanzia, e pensa di poter offrire ad anni di distanza qualche soldo come compensazione. La drammaturgia dimostra efficacemente immediatezza e ritmo nel trattare un tema di certo non nuovo. Impossibile non pensare al ritorno a casa per un ultimo addio del protagonista di Giusto la fine del mondo, il testo di Jean-Luc Lagarce recentemente restituito sul grande schermo da Xavier Dolan. Anche lì non c’era una soluzione, ma uno sguardo profondo sui più tormentati angoli dell’animo umano. Nella drammaturgia di Carlo Guasconi e Pablo Solari, la vicenda si articola in continui stacchi che portano dall’oggi a ieri e fino a domani, passando per riflessioni fuori dal tempo: “se fosse un documentario” sarebbero due animali che corrono, o degli scarafaggi che consumano le fondamenta di una casa. I ricordi portano con sé astio, nostalgia e un impossibile perdono facendosi carico del passaggio da un mondo ovattato e fantastico, alla durezza dell’età adulta.
Il gusto amaro della birra economica sembra essere il riflesso del sapore della vita: la malattia del padre e il ritorno a casa sono l’occasione per andare a fondo di un’indagine interiore, in un nodo drammatico che non può trovare soluzione se non nelle domande: essere o meno felici della propria vita, essere disposti a perdonare il proprio padre, anche solo per non aver saputo essere un eroe. Questa complessità introspettiva dovrà mantenere un bilanciamento, nello sviluppo del lavoro, con la dimensione più narrativa del testo e con l’interpretazione degli attori: a loro il compito di portare a fondo questo ambizioso sguardo sull’animo umano, nell’occasione di un addio. Un po’ di ubriachezza, anche se di birra economica, non potrà che essere d’aiuto.

Francesca Serrazanetti

foto DissolvenzeLab (Lorenzo Bolzani e Antonella Lodedo)

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