“BODY CONCERT” ABOUT WHO WE ARE #recensione

foto di copertina 000

di Compagnia NUT

L’intento di Compagnia NUT è chiaro: cercare un nuovo linguaggio, una nuova modalità di relazione con la materia artistica e, di conseguenza, con la materia corporea. “Body concert” è un esperimento finalizzato ad esplorare i confini di danza e realtà, mescolando la pluridecennale esperienza dei fondatori con la mancanza di preparazione tecnica di chi si avvicina al linguaggio coreutico senza studi alle spalle. Le dinamiche in scena sono varie e complesse: nello spazio circolare che si estende a partire da un pilastro centrale, quattro coppie si muovono a canone. I medesimi gesti vengono replicati seguendo un tempo musicale ugualmente cadenzato ma a distanza di qualche istante, creando un effetto di rifrazione e consentendo allo sguardo di indugiare più a lungo su alcuni passaggi ripetuti. Il movimento poi si scompone, i performer invadono lo spazio, si cercano con lo sguardo e con i gesti per coordinare i passaggi successivi in un continuo svilupparsi di azioni e relazioni. La ricerca parte con ottime intenzioni dal rapporto del corpo umano con la forza di gravità e la massa, esplorando le possibilità di trazione, spinta, abbandono al suolo o al contrario restituzione dinamica della forza cinetica. Il coinvolgimento di danzatori non professionisti spiega le incertezze e la poca pulizia formale di movimenti, ma confonde un po’ la scelta di metterli alla prova con una coreografia a tratti complessa, soprattutto dal punto di vista compositivo. In particolare lascia perplessi la scena centrale, dominata dall’uso della parola: nonostante i versi scelti siano in linea con la poetica della compagnia, la voce sembra levarsi verso gli spettatori senza uno scopo ben preciso. Un momento di rottura così forte quale il ricorso all’elemento verbale potrebbe preludere a un’evoluzione precisa della performance, ma così non sembra accadere e, anzi, interrompe un ritmo energetico ben calibrato sia nella prima che nella seconda parte. Lo studio, partendo da dichiarazioni poetiche molto chiare, dà quindi l’impressione di perdersi in alcune incertezze attuative.

Chiara Marsilli

foto DissolvenzeLab (Laura Pezzenati)

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