BRUTTO, GROSSO E GRIGIO #recensione

foto di copertina 002

di Risi e Bisi

Budino, maglietta a righe gonnellina rosa, e Righello, vestito come un pinguino in frac, entrano in scena con la voglia di raccontare una storia ai piccoli spettatori. Sono Marta Martinelli e Pietro Grava, i due attori della compagnia Risi e Bisi nata nel 2012 intorno al regista Carlo Rossi. La fiaba scelta dal duo – una versione tutta milanese del Brutto Anatroccolo dal titolo Brutto, Grosso e Grigio – è la scusa perfetta per affrontare un tema caldo per l’infanzia e per l’adolescenza, ovvero la differenza e la discriminazione dal gruppo nel quale si vive: avete mai pensato che la vicenda del Brutto Anatroccolo ricorda molto da vicino le dinamiche del bullismo? Un animale diverso dagli altri del gruppo a cui appartiene, deriso per la sua goffaggine e per la sua unicità dai fratellini adottivi che non comprendono il valore della sua diversità. Il finale, una rivalsa dalla dolce morale, è però esclusa dai venti minuti selezionati dalla compagnia per IT Festival: i piccoli spettatori (che a differenza degli adulti non conoscono il finale della fiaba) escono dalla sala avendo visto solo la parte più triste e cinica della vicenda, che si conclude con l’immagine di un’anatra anziana che invoca l’uccisione o anche solo l’abbandono della creatura diversa. Una scelta che penalizza il lavoro della compagnia capace di mostrare grande esperienza nel coinvolgimento del giovane pubblico, sfruttando le potenzialità del linguaggio della clownerie e degli espedienti scenici. Come la scelta di regalare ai piccoli spettatori origami a forma di cigno che si fanno portatori, per metafora, di quel messaggio di rivincita, purtroppo sacrificato dalla mancanza del finale originale: il futuro si costruisce con fatica, una piega alla volta, con impegno e determinazione.

Giulia Alonzo

foto DissolvenzeLab (Laura Pezzenati)

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