CANZONI QUASI D’AMORE #recensione

festival IT 2017-0038

di Francesco Carrubba

La poesia arriva a IT Festival e approda nel grande piazzale della Fabbrica del Vapore: più precisamente nella gabbia di metallo costruita dallo studio di architettura Anelo1997 per lo spettacolo della compagnia Guinea Pigs e diventata, nei giorni di festival, spazio polifunzionale e palco occasionale di pubblico e artisti. È dunque una performance “in the cage”, quella di Francesco Carrubba, poeta ex studente di Scienze Politiche che, tenendo ben stretto il suo libro Canzoni quasi d’amore, ne interpreta alcuni versi, con l’accompagnamento alla chitarra dell’amico Stefano Floreani, frontman della band Pirati.
Si comincia con i versi più politici del giovane menestrello come Generazione, analisi di una precarietà più mentale che economica, e Padrone nostro (Preghiera del Lavoro), inno al lavoro che non c’è, che danno un quadro lucido e reale del nostro tempo e della nostra generazione. La raccolta è infatti divisa in tre sezioni a cui corrispondono altrettanti orizzonti di indagine: si parte dunque con versi che parlano di lavoro, di società, di vita con parole scanzonatamente taglianti per arrivare ai capitoli “Canzoni per me” e “Canzoni per te” più intimi e personali con inni d’amore e alla vita, tra gli altri Estate, In quel giorno non c’ero, Bugie buone, La gonna. La vita in tutti i suoi aspetti, da quello più pubblico e politico a quello più personale, emerge dai versi del poeta, dando una panoramica delle possibilità compositive di un artista che racconta, con uno sguardo autoironico ma allo stesso tempo romantico, il presente e il passato di un’intera generazione. È bello che un festival di teatro indipendente abbia accolto una performance di poesia, genere sempre borderline (basti pensare al Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan e la recente Laurea Honoris Causa per la poesia a Parma a Patti Smith) e che questa rientri a pieno titolo nella sezione degli spettacoli teatrali, restituendo all’aspetto live della pratica poetica lo spazio che merita.

Giulia Alonzo

foto DissolvenzeLab (Cristian Agostoni)

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