CONTEMPO RANE A MENTE  #recensione

001 (copertina)

di Anche (+ INNeSCo trio)

IN FACTORY…
Nella sala del Cam Ex-Fornace sei artisti rimuovono le sedie del pubblico: un trascinare letteralmente lo spettatore con un suono stridente e sordo che dà il via alla performance di Anche. “Oggi abbiamo scoperto che ci piace questo suono e abbiamo deciso di tenerlo” affermano candidamente gli artisti. È un attimo: compaiono sulla scena una batteria, un basso e un sassofono. Il ritmo è lento, sinuoso,  coinvolgente. Tre performer attraversano il pubblico sfondando con naturalezza la quarta parete, per ritornare poi sulla scena. Anche i musicisti le seguono: il ritmo aumenta man mano, i cerchi si fanno più vorticosi. In un crescendo avvolgente le tre danzatrici occupano lo spazio scenico in tutta la sua estensione. Da adesso nessuna di loro si mescolerà più con il pubblico:  non ce n’è più bisogno, la performance è già decollata e gli spettatori sono presi nel turbinio generale – anche se, a dire il vero, non pochi rinunciano all’invito, rimanendo a terra. La ricerca di contatto e di interazione con l’ambiente circostante che gli artisti si propongono di costruire passa per una dimensione sonora e fisica: veicolare un significato non è la priorità. Una sola cosa è ribadita chiaramente per tutto il lavoro: musica e corpo sono la stessa cosa. Il suono è movimento e il movimento è suono. Il proposito di influenzare e lasciarsi influenzare dalla realtà ruota intorno ad alcuni principi fissi: ogni individuo sulla scena non si muove per muovere se stesso, ma col movimento mira a modificare innanzitutto l’altro generando un fittissimo gioco di azione e reazione potenzialmente senza fine. E forse davvero una fine non è prevista, considerando che a un certo punto le danzatrici abbandonano lo spazio chiuso della sala prove, per fuggire all’aperto verso un altrove sconosciuto.

…IN IT
La scelta di collocare la performance all’aperto in un luogo di passaggio permette all’improvvisazione di ricevere molti più stimoli: la gente attraversa l’esibizione in corso ma pochissimi si accorgono che si tratta di ciò che sta accadendo, causando di fatto un effetto straniante, talvolta involontario. È forse l’assenza delle sedie a confondere le acque: nessun trascinamento nessuna dicotomia pubblico-performer, l’incipit è solo una semplice camminata con il suono neutro di una vibrazione. La dinamica d’improvvisazione rimane al centro del lavoro:  tutto, perfino la lattina che salta in aria staccandosi dalla batteria (corredata per l’occasione da pentole e oggetti vari), genera una risposta in armonia o per contrasto. Un gioco senza fine che sempre ha inizio.

Veronica Polverelli

Foto DissolvenzeLab (Andrea Mancuso)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

STAY TUNED: IT NEVER SLEEPS!