CONTENUTI ZERO – VARIETÀ #recensione

Misanderstendo_Ph Valeria Ferraro10

Di Misanderstendo

IN FACTORY…
È possibile per il varietà trovare oggi una dimensione all’interno del panorama artistico milanese? Attraverso quale filtro lo spettatore può subire il fascino di questa forma artistica ormai un po’ demodè? I Misanderstendo tentano di dare una risposta a queste domande, proponendo sketch che si rifanno al mondo del varietà d’altri tempi. Durante le giornate di prove aperte due dei quattro componenti della compagnia, Beppe “l’incorreggibile” e Valentina “la paperina” propongono con freschezza e ironia uno sketch di Walter Chiari e Bice Valori, L’amore ai tempi dell’Ottocento. Al centro della scena un tavolino su cui trionfa un mazzo di zagare, mentre i due attori riempiono lo spazio circostante con voluta e riuscita goffaggine, restituendo il senso di spensieratezza veicolato dai grandi precedenti artistici del genere.

…IN IT
Il mazzolin di zagare troneggia ancora al centro della scena, ma oggi gli ruotano attorno anche gli altri due membri della compagnia, Tano “il menestrello” e Bibi “la soubrette”. Dopo un motivetto che fa da sigla – dove emergono i talenti rispettivamente di musicista e di cantante di Tano e Valentina – il compito di dare il via agli sketch spetta alle ragazze. Avete mai provato l’imbarazzo di non sapere quale cadeau destinare a una coppia di novelli sposi? E l’imbarazzo aumenta quando le risorse scarseggiano. Bibi e Valentina propongono un ironico scambio di battute che fa allusivamente emergere il tema della mancanza di agi nella vita dell’attore. Dopo uno sketch in cui fa da padrone un gioco di equivoci e fraintendimenti, torna a chiudere questa sessione di varietà l’antiquato, ma non per questo meno appassionato, scambio di tenerezze tra Beppe e Valentina. Gli attori, con evidente emozione, rivelano una buona sintonia e risultano meglio armonizzati rispetto alla breve scena proposta nei giorni di Agorà. Un efficace punto di forza che i Misandestendo dimostrano di aver acquisito è proprio la capacità di coinvolgere lo spettatore e di renderlo partecipe delle dinamiche del “dietro le quinte”. L’autoironia, si sa, è una grande virtù.

di Elisabetta Cantone

foto DissolvenzeLab (Valeria Ferraro)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

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