CYRANO DANS LA LUNE  #recensione

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di Deriva Clun

Con un mix comico e clownesco, Daniele Villari e Massimiliano Deluca portano in scena la nota storia di Cyrano de Bergerac. Uno spettacolo apparentemente immediato, che si struttura però su tre livelli drammaturgici distinti: il primo con Daniele e Max nel ruolo di loro stessi; il secondo in cui i due assumono i panni di personaggi macchiettistici (il saputello e il tonto) che interagiscono secondo i classici cliché comici; e poi il dramma ottocentesco di Edmond De Rostand, con la graziosa Rossana e il bello, forte e stupido Cristiano. Attraverso il connubio di diversi generi teatrali, il duo ripropone a IT Festival venti minuti di uno spettacolo già completo, che ha la capacità di dialogare con un pubblico eterogeneo, ancora in grado di ridere quando vede un finto naso rosso e delle scarpe troppo grandi. L’impostazione della messinscena ricorda infatti il teatro di strada: la scatola teatrale si dissolve, instaurando una forte interazione con il pubblico fondata su un continuo e sottile gioco metateatrale. È attraverso questa dinamica che i Deriva Clun svelano i meccanismi di un teatro, inteso innanzitutto come specchio della nostra esistenza, che a volte fa sorridere e a volte riflettere, magari anche commuovere. Come la storia del poeta, preso in giro per il suo naso brutto e sproporzionato, che mette in luce i lati più cupi del comportamento umano: può un nostro dettaglio fisico condizionare la nostra identità nella società? I nostri rapporti umani?

Giulia Alonzo

foto DissolvenzeLab (Lorenzo Bolzani)

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