DNA #recensione

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di Rebbi Incrociati

IN FACTORY…

I Rebbi Incrociati puntano in alto: seguendo lo schema del classico match di improvvisazione, promettono al pubblico di partire da una parola suggerita dalla platea per poi svolgere teatralmente quel tema. In poche parole si propongono un pericoloso gioco senza rete, che molto affida all’estro e all’estemporaneità. “L’improvvisazione è un processo: non un genere, ma una disciplina. Tutto si basa sull’ascolto”: così chiosa Fabrizio Pugliese, uno degli attori, prima di affrontare la sfida.
La sensazione dello spettatore, durante i venti minuti della performance, è in effetti quella di osservare quattro persone che si impegnano in un esercizio di recitazione e interazione, senza però la spontaneità di un training a porte chiuse. Gli attori, che si alternano sul palcoscenico a coppie o terzetti, propongono brevi scene episodiche più o meno efficaci. I meccanismi del gioco sono messi completamente a nudo: due colpetti sulla schiena per il passaggio di testimone, mentre lo spazio scenico viene lasciato libero da chi cede la parola e così via. Il rischio è che i performer si limitino a svolgere e articolare il tema, lasciando alcune smagliature dal punto di vista performativo: i passaggi di testimone non appaiono sempre fluidi, e la riuscita del singolo sketch pare quasi completamente affidata all’ispirazione momentanea (o allo humour) del singolo interprete. Il gusto per il gioco sembra, a tratti, distogliere l’attenzione dalla rappresentazione in sè.

…IN IT

Ogni improvvisazione che si rispetti si realizza nella sua forma più completa davanti al pubblico: e quello sovrastimolato e iperattivo di IT Festival è una sfida perfetta per un match. La parola proposta dal pubblico, nella prima replica di sabato, è “pantofola”: ed ecco che una delle attrici mima la disperata ricerca dell’oggetto gattonando sul palcoscenico, mentre un improvvisato marito, spazientito, la esorta a non far tardi (ma è una buona idea andare a pranzo dalla suocera in pantofole?). Il musicista Walter Grandi (assente nella presentazione di Agorà) accompagna con l’armonica a bocca e la chitarra gli sketch inscenati dai colleghi, rendendo lo spettacolo più variegato e divertente.

Chiara Mignemi

foto DissolvenzeLab (Rosalba Amorelli)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

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