DOMANI MI ALZO PRESTO #recensione

alice bellati foto di copertina

di Amor Vacui

La vita post-universitaria è fatta di azione. Chi non si è immaginato, una volta archiviata la tesi, di sfruttare al massimo il proprio tempo libero? Colloqui di lavoro, corsi di approfondimento, attività sportive. Tutto lo spazio che lo studio universitario aveva precluso è ora a completa disposizione. Ma poi accade qualcosa… e la domanda sorge inarrestabile: perché fare oggi quello che si può fare domani? Così molti ex-studenti entrano nel limbo della procrastinazione che si trasforma talvolta in un vero e proprio blocco dell’azione. È questo il caso dei tre coinquilini di Domani mi alzo presto che, uno dopo l’altro, presentano al pubblico il proprio disagio: lo studente di psicologia a cui manca solo un esame per laurearsi (dopo 10 anni di studio!), la biologa “microbiologicamente testata” con il desiderio mai realizzato di fare un dottorato all’estero e l’attore che, dopo alcune bizzarre e poco significative esperienze nel mondo teatrale, ha finalmente un provino degno di tale nome. Una nuova (e ultima) occasione di ‘fare’ si presenta finalmente nelle mani dei giovani. Ma, inesorabili, appaiono ai tre protagonisti altrettanti “demoni” della procrastinazione (WhatsApp, i sogni di gloria e l’insormontabile burocrazia) che metteranno a dura prova i loro buoni propositi. Lorenzo Maragoni, regista e co-autore della drammaturgia, descrive con (auto?)ironia e intelligenza una condizione comune a molti dei quasi trentenni di oggi: è difficile non riconoscersi in almeno uno dei sintomi da posticipo cronico. Il testo è costruito su un ritmo incalzante e costellato di trovate molto divertenti (tra le più riuscite quella delle fantasticherie del futuro attore e la ricerca del “curriculum definitivo”) che tuttavia non mancano di far riflettere, tanto che viene la curiosità di scoprire come lo spettacolo – già pronto nella sua forma completa – sviluppi i presupposti di questa prima fase. E mentre, uscendo dalla sala, ognuno si chiede il perché delle proprie “non azioni”, vengono in mente le parole del saggio “che fa le cose”, giunto sul finale in aiuto dei tre protagonisti: “Piuttosto fai a caso, ma fai!” Forse è meglio pensarci con calma domani, tanto è deciso, ci si alza presto!

Camilla Lietti

foto DissolvenzeLab (Alice Bellati)

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