DOTTORE C’HO LA VAGINA PECTORIS!!! #recensione

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di R.aM.p.L.à.*

Una massa di ricci neri, occhialini scuri rotondi e una gonna a strisce colorate bastano a evocare sulla scena gli anni settanta dell’amore libero e delle contestazioni, mentre la donna che li indossa siede con disinvoltura su una sedia dal design minimalista e alza la cornetta di un telefono. Lo spettacolo, quanto ad ambientazione e a dinamiche sceniche, è impostato: proseguirà invariato come la conversazione telefonica di Milena, hippy alto-borghese, con il suo ginecologo, silenzioso interlocutore. Il monologo si dispiega senza sosta, accumulando biasimo e disprezzo su quello sciovinista del dottore, che ha osato fare dell’agguerrita femminista un oggetto del suo gretto desiderio. Eppure, fra le trame di una lingua ricercata e sapientemente intessuta di parole oggi un po’ buffe come “extrasensoriale” e “autocoscienza”, Milena rivela le proprie contraddizioni: a provocare il medico, amico di famiglia, è stata lei stessa (soltanto per dimostrare la bassezza degli uomini, ben inteso) e dalle minacce di ostracismo sociale che coinvolgono influenti zie e padri industriali la intuiamo ben radicata in quel mondo di cui si dice contestatrice. Facilmente identificato nei noti stereotipi di un’epoca, il personaggio fa sorridere della sua logorrea macchiettistica, ma l’assenza di dinamiche drammatiche rischia di stancare ben presto. Si ha l’impressione che il pezzo di venti minuti presentato agli operatori di IT Festival, privato dei due monologhi femminili (rispettivamente dagli anni sessanta e duemila) che lo accompagnano nella versione completa, perda la possibilità dei rimandi, dei confronti e delle riflessioni trasversali che gli avrebbero garantito una profondità prospettica e quell’universalità cui aspira questa “storia di Eva”.

di Nicola Fogazzi

*Lo spettacolo è stato visto durante i giorni riservati agli operatori del festival (7 e 8 giugno), in una versione che differisce da quello presentata nel programma di sabato 10 giugno.

foto DissolvenzeLab (Lorenzo Bolzani)

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