Due domande a Alessandro Maggioni

Alessandro Maggioni, architetto, è Presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori e si occupa di abitabilità per le fasce più deboli della popolazione.

Che rapporti intesse il teatro con la città?
Il nesso fra teatro e città è innanzitutto legato allo spazio: il teatro nasce quando un corpo occupa uno spazio e la città si fonda nel momento in cui uno spazio viene occupato da corpi. Ma il legame è ancor più stretto, perché il teatro si alimenta della realtà civica per dar vita alle proprie narrazioni, e la vita quotidiana può così ritrovarvi i propri drammi reali. Queste affinità possono essere molto interessanti anche per gli spazi dell’abitare, perché suggeriscono la possibilità di inserire la dimensione culturale del teatro in quella abitativa, in modo da rimediare un po’ alla solitudine (presente nelle nostre città più di quanto ci aspettiamo) e di riportare il privato a una prospettiva più ampia di condivisione.

Il teatro potrebbe essere a sua volta modificato dal contatto con le realtà abitative?
Certamente. Credo che il problema della cultura ‘alta’ sia che non riesce a entrare in contatto e creare un dialogo con la società, abbandonandola alla reazione, allo squallore della televisione e dei pregiudizi. Se venisse portato nei cortili, fra la gente che non legge e non accede al sapere, il teatro si contaminerebbe e tornerebbe a quella dimensione popolare che è alla sua origine. Innescando questa reciprocità dinamica con la vita reale, il teatro non potrebbe che trarne un profitto tanto grande quanto quello che restituirebbe alla società.

A cura di Nicola Fogazzi

foto DissolvenzeLab (Rosalba Amorelli)

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