Due domande a Mariangela Granelli

Più volte finalista del premio Ubu come miglior attrice, Mariangela Granelli ha lavorato con registi del calibro di Carmelo Rifici, Luca Ronconi, Serena Sinigaglia.

È la tua prima volta a IT?

Sì, e da spettatrice ho scoperto un contesto meraviglioso, ricco di tante giovani realtà: sono felice di essere sorpresa dal lavoro di compagnie che non conosco e di potermi muovere fra così tanti spettacoli così diversi l’uno dall’altro. Anzi, per me il festival potrebbe durare anche una settimana, perché non vorrei perdermene nessuno. Forse proprio questo è l’unico consiglio che potrei dare: diluire le rappresentazioni in un lasso di tempo maggiore, perché spesso correndo fra uno spettacolo e l’altro si rischia di rimanere fuori: bisogna godere il più possibile di questa varietà straordinaria!

Che cosa consigli a un giovane attore emergente?

 Innanzitutto di partecipare a IT festival, perché è una vetrina che offre grandi opportunità di creare un legame col pubblico e di ottenere visibilità. Sempre più importante sta diventando per un attore sapersi muovere in maniera trasversale, senza rimanere legato a un solo ambito. Essere in grado di operare in contesti indipendenti e low-budget come questo è fondamentale anche per chi recita al Piccolo o al Teatro di Roma, perché capita spesso di credere in progetti che si muovono lontano dagli ambienti più istituzionali. Ci tengo poi a dire che soprattutto di questi tempi così rapidi un attore deve sapersi fermare a guardare, osservare la realtà che lo circonda. Un buon attore è un grande osservatore del mondo.

A cura di Nicola Fogazzi

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