ECLISSE #recensione

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di Bigiarini/Perrone

IN FACTORY…
Federico Perrone, drammaturgo, chiacchiera in un bar con la sua amica Luisa Bigiarini, attrice diplomata alla scuola del Teatro Arsenale. Lei gli racconta alcuni cruciali episodi della sua infanzia; Federico scopre di aver per le mani prezioso materiale per il suo prossimo progetto drammaturgico. Ne nasce un testo brillante, ironico e delicato, in cui l’esperienza personale dell’attrice è sapientemente intessuta di elementi onirici e romanzeschi. L’insorgere dei primi sintomi della pubertà, la sconvolgente scoperta del proprio corpo che cambia e di un mondo che improvvisamente si colora di tinte inaspettate – senza più il filtro di uno sguardo infantile – è un fenomeno prevedibile ma sconvolgente. Come un’eclisse solare. La piccola Teresa, in una sera d’estate, spiando dalla finestra la partita di pallone dei suoi compagni di classe, si ritrova a pensare: “Non so se sono più emozionata per il fatto che Alessio Acciai abbia segnato o per la bellezza dell’Universo”.
Teresa percorre le classiche tappe del romanzo di formazione, tanto universali quanto specificamente declinate a seconda del singolo individuo. E non manca, a stemperare l’allegra spensieratezza della protagonista, il primo incontro con la crudeltà dei coetanei, che sperimentano quanto sia facile, dopo aver scelto un capro espiatorio, provocare del dolore. Teresa è la vittima prescelta di un ostracismo gratuito – null’altro che uno scherzo di cattivo gusto – che le provoca una sofferenza profonda, di cui si ricorderà bene anche da adulta. Grazie alla regia dello stesso Perrrone, e alla supervisione registica di Claudio Raimondo, pochi essenziali elementi (un telo blu, una sedia, una grande lampada sferica) ci trasportano nell’intimità della cameretta di Teresa, dove di tanto in tanto fa incursione una rassicurante luna piena.

…IN IT
La performance presentata a IT Festival testimonia di un lavoro sensibilmente progredito in due direzioni: l’approfondimento attorale e l’articolazione drammaturgica. Luisa Bigiarini sembra, in sole due settimane, aver notevolmente portato avanti lo studio della personalità e delle emozioni della piccola Teresa: interpretare credibilmente una bambina è una sfida difficile e l’attrice approda, in questa versione, ad ottimi risultati. Anche dal punto di vista drammaturgico, si riscontra una maggiore capacità di dare voce a complessità e chiaroscuri: il testo presentato concede spazio alla sofferente solitudine della protagonista, bilanciando così efficacemente le parti comiche e ironiche. Osservando il piatto che le viene proposto per cena, Teresa pensa: “Non è triste che l’orata sia morta, no: non è quello. Quello che è terribile è che quel pesce, anche se fosse vivo, sarebbe comunque solo, fuori dal suo banco di pesci.” Allo spettatore il compito di domandarsi se una così limpida percezione della solitudine sia solo una questione di pubertà…

Chiara Mignemi

foto DissolvenzeLab (Lorenzo Bolzani)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

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