IL CONTOURING PERFETTO #recensione

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di Domesticalchimia

Dal buio più totale della sala emerge sulla scena una figura: abiti dai colori accesi, postura fiera e sguardo sorridente. Anita è una blogger che riceve quotidianamente l’apprezzamento dei suoi followers per tutti i consigli dispensati in materia di allenamento fisico e make-up. Una vita appagante e stimolante, almeno all’apparenza. Anita vive nel terrore della vita reale, rimbalzando da un pretesto all’altro per evitare il contatto con il mondo esterno alle mura della sua casa. Francesca Merli e Riccardo Baudino hanno voluto indagare un tema proprio del nostro tempo: la dipendenza dalla rete e l’autoesclusione dalla società. A IT Festival vengono presentate due scene tratte dallo spettacolo, già nella sua forma definitiva. Il primo estratto ci catapulta nell’universo di Anita (Zoe Pernici), costellato di emoticons, like e chatting (colpisce in particolare lo scambio di messaggini con il nonno, neoiscritto Tinder). Lo spettatore, divertito da questa dimensione virtuale – credibile grazie a una scelta pertinente di linguaggi, dal continuo smanettare su una tastiera immaginaria all’uso di inglesismi da Social Network –, ne rimane al contempo turbato: ciò che vede infatti non risponde (almeno per ora) a canoni di normalità. Ad assalire il pubblico nel secondo estratto dello spettacolo è la paranoia di Anita incarnata dalla Signora (Barbara Mattavelli), creazione schizofrenica della sua mente, che persuade la ragazza di essere perseguitata dai Rettiliani, strana razza di alieni. Il senso di angoscia della protagonista è restituito da un’atmosfera inquietante unita alla notevole capacità espressiva di Zoe Pernici, capace di riconsegnare efficacemente i sentimenti di spaesamento, solitudine, tensione e isolamento della ragazza. I movimenti, curati da Elena Boillat, nei panni di un’amica immaginaria di Anita, e la relazione con lo spazio scenico risultano ben studiati ed equilibrati. I temi proposti, ben sviluppati, permettono al pubblico di partecipare emotivamente allo spettacolo e di comprendere come “la paura della paura generi altra paura”.

Elisabetta Cantone

foto DissolvenzeLab (Andrea Mancuso)

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