IL PESO DELLA FORMICA #recensione

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di Debora Zuin

Si vede l’esperienza di Debora Zuin. Si intuisce dai precisi movimenti scenici, dalla drammaturgia che ruba con eleganza le parole di altri, dalle scelte che in un primo momento appaiono illogiche ma che trovano la propria collocazione nel lento ricomporsi della storia. L’ispirazione dello studio presentato a IT Festival viene dalla letteratura di Herta Müller e dalle sue crude descrizioni dell’infanzia vissuta in campagna. Una natura spietata è l’orizzonte che definisce e limita la vita di Herta bambina: la vita di paese, l’uccisione degli animali della fattoria, la morte delle persone, il rapporto simbiotico con le piante. Sola sul palco, Debora Zuin domina lo spazio in modo esatto e delicatoe si relaziona con la materia spettacolare seguendo tempi attentamente calibrati. La strana gravidanza di cui è protagonista si staglia come elemento perturbante: i figli che partorisce lentamente, senza interrompere il flusso narrativo, sono pannocchie di mais. Come nei giochi di bambini, l’elemento naturale si trasfigura in un simbolo che rimanda ad altro, e attraverso questo artificio anche la piccola formica, che fa da refrain fin dal titolo dello spettacolo, si carica di un intero universo di significati. Il peso della formica è quello che grava sulle spalle di ogni bambino nato in paese, fatto di tradizioni, paure ataviche, solitudini inconsolabili, singoli episodi che si uniscono a creare un “paesaggio d’infanzia” in grado di segnare la vita intera. La conclusione dello spettacolo prelude alle future fasi di rice rca, che si concentreranno sugli interrogatori subiti dalla Müller da parte della Securitate della Romania comunista. Ecco allora che una registrazione in rumeno irrompe a dare ordini e le azioni di Debora Zuin appaiono infine come conseguenze di una volontà esterna. Il lavoro, seppure nella dichiarata incompiutezza, tradisce il profondo studio alle sue spalle e appare come il primo passo di un’indagine ricca di potenzialità.

di Chiara Marsilli

foto DissolvenzeLab (Cristian Agostoni)

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