IN.TER.NOS #recensione

IN. TER. NOS. Studio su TRE EPISODI – Episodio I: ‘Indagine’

di Carolina Reaper

Una ragazza alta, bionda, occhi azzurri, coroncina in testa, accoglie il pubblico con un sorriso e con aria angelica. Un altro uomo si piega sulla sedia, in segno di disperazione, mentre una donna resta china sugli appunti di un’agenda. Sono questi gli elementi scenici che introducono IN.TER.NOS, studio su Tre episodi di Livia Castiglioni. A IT Festival la compagnia Carolina Reaper presenta il primo episodio del trittico con il titolo Indagine: di fatto si assiste all’interrogatorio su quanto accaduto durante una festa in cui la protagonista, incoronata come reginetta, ubriaca, perde conoscenza e non ricorda nulla di cosa sia avvenuto successivamente, per una vicenda che resta avvolta dal mistero fino alla fine.
I due detective in scena cercano disperatamente di ottenere informazioni dalla protagonista – chiedendole ripetutamente, ad esempio, di aprire la mano sinistra per scoprire cosa nasconde – ma lei sfugge alle domande con scuse poco fondate. Dotata di una certa astuzia, prima depista l’attenzione dei due personaggi con la scusa del freddo, poi inizia una lenta narrazione della cerimonia di incoronazione come reginetta della festa che l’ha vista protagonista. Resta delusa dal fatto che Sara, la sua migliore amica, non sorrideva per il suo successo ma restava avvolta da un’aria impietrita. “Ma dov’è Sara?” chiede la ragazza. La domanda apre uno squarcio (interrogativo) su tutta la vicenda, che si conclude con la confessione da parte della reginetta di aver preso parte al massacro della sua migliore amica, tenendosi a distanza “per non macchiarsi il vestito”. I due detective, sconvolti, le aprono il pugno e scoprono che la mano non contiene nulla.
Una storia aghiacciante, verrebbe da dire, che lascia il pubblico interdetto per quell’ambiguità aperta sul finale. Non si capisce bene dove tenda il confine attorno a cui ruota l’indagine della storia. Psicopatia? Raptus? Nevrosi? Fragilità invisibili proprie dell’essere umano in quanto tale e perciò potenzialmente instabile? La linea drammaturgica resta forse un po’ troppo in superficie senza scavare in profondità, alla ricerca delle ragioni che spingono a compiere un atto terribile. Rabbia? Invidia? Domande aperte per ora, forse troveranno un loro finale compiuto negli altri episodi del lavoro. La curiosità, per il momento, resta in attesa.

Carmen Pedullà

foto DissolvenzeLab (Pedro Almeida)

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