LA SCOGLIERA #recensione

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di Compagnia Zerodue

“Buono!” “Cattivo!” Un gioco da bambine: indicare la faccia di Gesù e l’immagine del diavolo sul libro del catechismo, e, a una velocità sempre crescente, associare categorie fisse. Il bene, il male. Se si sbaglia? Penalità, o meglio pena, perché è così che funziona il dogma: regola, trasgressione, punizione. Un tema, quello della credenza religiosa, che viene affrontato  ne La scogliera da tre punti di vista differenti. Tre, infatti, sono le piccole protagoniste che, crescendo, sceglieranno fedi diverse: il credo cattolico, il satanismo e scientology. In uno studio che si presenta come trailer di un lavoro più lungo, ci viene mostrato il percorso dottrinale di solo due fra le tre amiche – una scelta che lascia inevitabilmente un po’ insoddisfatti. Lo spettacolo di Compagnia Zerodue sceglie di mostrare i disastrosi effetti di un’educazione cattolica tanto radicale da diventare quasi violenta: il moralismo e la cieca ottusità che ne derivano vengono paragonati, attraverso alcuni brevi estratti di un documentario televisivo, alla risolutezza dei lemming. Per chi non lo sapesse infatti questi piccoli roditori artici, spinti da un istinto radicato in loro generazione su generazione, compiono un giorno all’anno una migrazione che si conclude con un suicidio di massa. Sono insomma accecati dalla tradizione, tali e quali ai fanatici che accettano senza ragionare di immolarsi per una causa astratta, impersonale:  “i lemming” sono, per gli Zerodue rappresentazione concreta di un rischio attuale, un pericolo che bisogna conoscere! In questa spirale dogmatica cadrà la prima tra le protagoniste, che deciderà di spendere la sua vita in monastero, vessata da sensi di colpa e da incubi sulle sante martiri. La descrizione dei suoi sogni è un’esplosione di sarcasmo: un presentatore televisivo annuncia la ventitreesima assegnazione della “Palma del martirio”, e sulle note della band dei “Re magi” arrivano le finaliste – S. Agata, S.Anastasia e S.Cristina – che raccontano con agghiacciante frivolezza  dei loro martiri, conditi di provocanti ammiccamenti al pubblico. Una derisione irriverente su temi delicati come quello della spiritualità che risulta altrettanto radicale e irragionevole come ciò che si vorrebbe criticare. La seconda protagonista invece, ormai ragazza, reagirà al dogma con una frattura netta, cambiando decisamente rotta. La figura di un amante misterioso – forse appartenente alla sfera del sovrannaturale – prende il posto di Dio nella sua vita. La sua svolta può essere paragonata a quell’unico tra “i novecentonove lemming” di cui ci parla il documentario che non si è buttato dalla scogliera (da cui il titolo), o forse si tratta semplicemente di un’immagine che vuole lasciare uno spiraglio di speranza allo spettatore, un invito ad andare controcorrente, finalmente usando la testa.

Miriam Gaudio

foto DissolvenzeLab (Rosalba Amorelli)

STAY TUNED: IT NEVER SLEEPS!