Antonella Morassutti – La telefonista

Identikit
Danzatrice prima di tutto, Antonella Morassutti ha una formazione in danza classica e contemporanea, in pianoforte con il maestro Alberto Locatelli e un diploma nella milanese Accademia dei Filodrammatici. Fondamentale l’incontro con Bob Wilson al Teatro alla Scala di Milano, dove ha lavorato con, per citarne alcuni, Robert Carsen, Luca Ronconi e Graham Vick. Una grande passione per Dino Buzzati che, oltre che fonte d’ispirazione, è anche parte della sua famiglia, e la porta a fondare, nel 2006, centenario dalla nascita del grande intellettuale bellunese, l’Associazione Culturale Villa Buzzati. Quello stesso anno dà il via anche a una manifestazione culturale nella villa e nel giardino in cui Dino Buzzati è cresciuto: Giardino Buzzati per la diffusione dell’arte in ogni sua forma. Negli ultimi anni l’avrete forse incontrata a Milano diretta da Lars Norén per Anna Politkovskaja in memoriam, alle Officine Creative Ansaldo. È grazie a lei se La telefonista, testo scritto da Buzzati nel 1964 mai portato a teatro, ha calcato le scene nel 2012, prima a Belluno in Villa Buzzati e poi al Museo del Novecento di Milano.

Perché vederlo?
Un monologo in cui ogni variazione dei sentimenti della protagonista si svela grazie alle infinitesimali modulazioni nel timbro della voce, nei suoi gesti e movimenti. Parla a ognuno di noi il monologo di Dino Buzzati a cui dà corpo Antonella Morassutti nei panni di una centralinista che deve districarsi tra le insistenze degli ospiti del grande hotel Majestic in cui lavora e quelle di Paolo, il suo compagno di vita. Luisa Britti, la telefonista, racconta una storia comune e quotidiana, che la porta a iniziare, anche senza volerlo, a cercare la verità, a partire dalle piccole e grandi prese in giro quotidiane (come le “riunioni di lavoro”, la sera tardi, del futuro marito). Una montagna russa di stati d’animo quella che la investe, e che di conseguenza urta il pubblico: tipicamente buzzatiana l’attesa angosciata di qualcosa di doloroso permea tutta la messa in scena, ma dopo il fastidioso e incessante squillare del telefono il silenzio svelerà qualcosa di inaspettato.

Camilla Fava

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