L’AVVENTURA DI MR. JAIVA #recensione

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di Artisti per Mr. Jaiva

La parabola di un attore fallito, un sognatore timido che non riesce a superare l’impatto con il pubblico: questo il tema di L’avventura di Mr. Jaiva, progetto di ampio respiro che ha occupato la navata nord della Cattedrale della Fabbrica del Vapore per un’ora intera, ben più dei 20 minuti di rigore a IT Festival. Lo spettacolo, vincitore del “Fondo para el Fomento de la Música Nacional, Convocatoria 2017 del Cile”, è frutto della creatività e dell’impegno di Leonardo Bolgeri, compositore e direttore artistico. Il musicista cileno (che vive da tempo in Italia e si definisce milanese) ha voluto rendere omaggio alla sua terra natia portando in scena un racconto di Manuel Rojas (1896-1973), scrittore mai tradotto in Italia, prima osannato in patria e poi bandito dal regime di Pinochet. Il progetto è ambizioso: dodici musicisti in scena, ovvero l’Ararat Ensemble Orchestra diretta dallo stesso Bolgeri, due attori e la voce narrante, per un totale di quindici persone che che da diversi anni si sono unite e girano l’Europa per raccontare le vicissitudini di Mr. Jaiva. Queste avventure sono innanzitutto la storia di Raúl Seguel (in arte Mr. Jaiva), che desidera diventare ricco facendo il comico, ma viene deriso e isolato perché è un artista senza talento. Lo spettacolo unisce musica, narrazione (dei testi di Roja) e teatro, tre linguaggi che, eccezion fatta per alcuni sketch di tono cabarettistico, si alternano in momenti distinti, dando grande movimento al racconto: i brani musicati, tutti composti da Bolgeri, si alternano a momenti mimati in proscenio dai due attori Diego Valenzuela (nei panni di Seguel) e Roberto Sabatino, mentre il poeta Luigi Cannillo si preoccupa di dare un filo narrativo leggendo direttamente passaggi dal testo di Roja. Il tono generale della pièce è coinvolgente: la poesia si unisce alla maschera grottesca del clown, dando vita a una lettura d’ensemble ricca e sfaccettata, mettendo così in evidenza le diverse sfumature della vita di un artista.

Giulia Alonzo

foto DissolvenzeLab (Jo Fenz)

 

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