LORCABARET #recensione

A COPERTINA S.N.STAGE GROUP-FestivalIT-Helga_Bernardini-7422

di S.N. Stage Group

Quello che S.N. Stage Group propone a IT Festival è l’estratto di uno spettacolo già completo che vanta al suo attivo diverse tournèe nazionali e perfino un adattamento a stelle e strisce sui palchi di Los Angeles. Si tratta di un “cabaret macabro”, genere che a Milano conosce un suo circuito commerciale – basti pensare alle serate di Grand Guignol al Tertulliano – ma che qui allarga le sue prospettive grazie alla figura di Federico Garcia Lorca, il cui serbatoio poetico e biografico alimenta la performance diretta da Simone Nardini. Assistiamo perciò ad alcuni “quadri” ispirati alla vita del poeta spagnolo, in particolare alla sua permanenza oltreoceano (lo sbarco a New York, il soggiorno a Cuba) tenuti insieme da una cornice meta-teatrale: un presentatore in livrea ci introduce negli intervalli a questo teatro “per soli uomini”, richiamo esplicito a quanto accadeva all’Alhalambra de L’Avana alla fine dei ruggenti anni Venti. Sulla scena due interpreti nudi (Gabriele Milia e Riccardo Averaimo) snocciolano, serissimi, i versi di Lorca con una maschera che copre, all’occorrenza, volto o pudenda. Impossibile sperare – data l’austerità tecnica imposta dalle sale della Fabbrica del Vapore – nelle scenografie o nei giochi di luce che solitamente impreziosiscono i numeri di varietà del gruppo e sicuramente questo penalizza l’aspetto visivo dello spettacolo, che, stando a un video-trailer sullo sfondo, sembrerebbe decisamente più elaborato nella sua versione integrale. Ma, a ben guardare, il problema di LORCAbaret risiede altrove, ed è nel suo confondere intento e statuto parodico, fare o essere parodia (nel senso alto del termine). Nonostante le buone intenzioni, infatti, l’estratto visto a IT Festival non riesce a farsi portavoce del discorso poetico di Lorca, né, tantomeno, ri-semantizza o relativizza le sue istanze: non si innesca cioè alcuna pluridiscorsività per dirla con Bachtin. In LORCAbaret il simbolico appare esplicito, brutale e didascalico nella sua concretezza (come nel caso della mela per evocare New York), i corpi nudi degli attori non sono altro che oggetti chiamati in causa solo per apparire in quanto tali. Difficile dire se fosse proprio questo il proposito di S.N. Stage Group, fare cioè della propria performance una sorta di rivendicazione dell’oggettivo, ma se anche lo fosse stato, cui prodest? Non sarebbe bastato un sussidiario illustrato? E poi: è ancora il tempo di provocazioni sulle diversità, a cominciare da quella largamente trattata dell’omosessualità? Certo che sì! Le provocazioni, nel loro essere eversive, gettano sempre un germe di ragionamento di cui artisti e critici si nutrono assai volentieri, ma quando si rivelano innocue nostalgie dell’avanguardismo che fu, allora la sensazione è quella di contemplare una natura morta. Niente di male, per carità: c’è chi le ama e continua tutt’oggi a dipingerle imperterrito, ma sono ben poche quelle che ancora riescono a varcare la soglia di un museo.

Corrado Rovida

foto DissolvenzeLab (Helga Bernardini)

STAY TUNED: IT NEVER SLEEPS!