MOTUS IN TERRA #recensione

001 (copertina)

di Alessia Bedini

Uno spettacolo in un sussurro. Al centro della scena una donna sdraiata, di quelle donne che non hanno età, antiche come la terra: sembra quasi una statua. Ha la sottoveste sporca, e anche se non le vediamo il volto, possiamo intuirlo polveroso e stanco. In sottofondo, il silenzio. È la voce pubblica e squillante di un giornalista televisivo che rompe l’assoluto silenzio e quell’inumana immobilità: la mano ha un tremore e l’indice, timidamente, si alza.
Il terremoto in diretta è quello di Amatrice, la donna prende forza e, alzandosi, zittisce i mass media almeno per un momento: “Siete venuti pe’ fa ‘e foto?” chiede. I click del fotografo di scena, nascosto nel buio della sala, entrano per un momento nel gioco scenico, trasformandosi in scatti emozionali rubati nel teatro della tragedia.
Alessia Bedini riesce – attraverso una fisicità trattenuta fatta di movimenti tremanti, di scatti rabbiosi, di piedi stretti come in una morsa – a farci sentire un dramma che è suo, particolare, unico, ma al contempo universale. È la tragedia di una persona che nessuno (lo Stato in primis) vuole aiutare. Non c’è più “lu Bar di Gino, la scuola, l’ospedale”, c’è ancora però la contrapposizione tra ciò che è pubblico, ufficiale, e ciò che è privato, familiare. Novella Antigone, Alessia Bedini mette in scena un teatro politico, attuale, senza straniare gli spettatori: crea con il pubblico un potente legame di empatia, facendogli sentire tutto lo sconcerto di chi quegli eventi li ha vissuti e li sta vivendo tutt’ora. Motus in terra è uno spettacolo in un sussurro perché la voce di chi non ha voce non urla.
È una voce flebile, calda, intima, quella di Alessia Bedini. Ma la performer è anche capace di trasformarsi: basta un cambio di fari e muta pelle, diventando prima il perito che valuta la sua casetta come abitabile tra non troppo tempo (“solo dieci anni!”), poi il giornalista che fa domande tra l’indiscreto e lo sciocco. Sa accogliere in sé punti di vista opposti, in un gioco di tesi e contro-tesi dal sapore sofista, Alessia Bedini: muta come lo fa la terra, che sempre si muove e che sempre, come una donna, ricrea la vita. Non è colpa del terremoto, il problema non sta in una terra che non è affatto “maledetta”, il problema da raccontare, qui, forse come sempre, è l’uomo.

Camilla Fava

foto DissolvenzeLab (Andrea Mancuso)

STAY TUNED: IT NEVER SLEEPS!