PER LE RAGIONI DEGLI ALTRI #recensione

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di ALCHEMICO TRE

Dietro a ogni errore c’è una ragione, questo è certo. Ma di chi è questa ragione? Un uomo, al centro del palco, microfono alla mano, riflette in soliloquio sulla sua vita di padre e di marito. Una doppia identità che non sente come propria, che comporta doveri, oneri e ragioni (degli altri) da ascoltare. Un tema caro a Pirandello, quello dell’identità, fin dall’opera giovanile La ragione degli altri, da cui prende avvio lo spettacolo di ALCHEMICO TRE. È subito chiaro che sono due le donne tra cui il giornalista Leonardo (Michele Di Giacomo) divide la sua esistenza, due presenze femminili che entrano in scena silenziose, affiancandosi alla destra e alla sinistra dell’uomo: la moglie (Giorgia Coco) e l’amante (Federica Fabiani) da cui Leonardo ha avuto una figlia. Si susseguono così due quadri pressoché identici in cui l’uomo interagisce con le due in un’atmosfera resa inquietante dal colore bianco che domina l’interno casalingo (quasi da dramma borghese) dove si svolgono le scene. Michele Di Giacomo è interprete raffinato in grado di giocare sulle più piccole variazioni di tono e di rendere in pochi tratti la natura egoista del personaggio: una risata, più simile a un tic nervoso che a uno sfogo, fa trapelare un’inettitudine connaturata al protagonista, sottolineando un’altra caratteristica tipicamente pirandelliana. Ed è proprio l’operazione sul testo di partenza uno degli elementi più interessanti del lavoro di ALCHEMICO TRE: i dialoghi scorrevoli mantengono l’essenza della commedia, agganciandosi al contemporaneo in modo non forzato, contribuendo così al lavoro di ‘asciugatura’ del testo di partenza. Come nel caso dei riferimenti ai pregiudizi sulle coppie omosessuali, proposto attraverso una carrellata di interviste (intelligente escamotage scenico), che fa da contraltare quasi ironico alle contraddizioni di questa famiglia “tradizionale”. Il senso di tragedia imminente (il finale dell’opera originale è davvero crudele!) cresce nel corso dello spettacolo in particolare quando le due donne, forse in una personificazione della coscienza del protagonista, simili a moderne Erinni, chiedono ossessivamente verità e ragioni al protagonista, che erompe in un disperato grido finale.

Camilla Lietti

foto DissolvenzeLab (Gianluca Riva)

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