R.a.M.p.L.à. – Dottore, c’ho la vagina pectoris!!!

Identikit
Ramplà. Suona come una capriola. Se si scioglie l’acronimo, la ragione delle piroette è presto chiarita: Rien à manger pour les artistes. E quale miglior rappresentante della fervida precarietà del teatro se non Arlecchino, frizzante, astuto e sempre affamato? È proprio nelle sue vesti variopinte che Manuela Tadini, fondatrice e anima della compagnia, esordì vent’anni or sono. Ed è ancora sulla Commedia dell’Arte che è tornata di recente, come drammaturga e attrice, in uno spettacolo in scena al Piccolo nel 2012. Nel frattempo? Con l’agilità del suo primo personaggio si è destreggiata in una cangiante varietà di progetti, passando, da regista, autrice e interprete, per il teatro sperimentale, i classici, il cinema. In questo caleidoscopio di forme, oggetto di un interesse continuo sembra essere la figura della donna; questo filone, che ha incluso spettacoli su Camille Claude (compagna di Rodin) e Alda Merini, è stato premiato nell’ambito del Concorso Teatrale Femminile “La parola e il gesto” e continua oggi in chiave comica con Dottore, c’ho la vagina pectoris!!!.

Perché vederlo?
Dottore, c’ho la vagina pectoris potrebbe essere il titolo di una raccolta di barzellette, e in effetti la pièce comico-brillante ha la forma di alcune spassose conversazioni telefoniche con un ginecologo. Sotto i panni di tre donne italiane di luoghi, tempi ed estrazione sociale diversi si cela però la sola Manuela Tadini: sarà possibile trovare allo stesso modo un carattere universale della femminilità in un contesto sociale in continua trasformazione?

Nicola Fogazzi

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