RENT PARTY #recensione

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di Le Brugole

Un paio di casse non funzionano, non si sentiranno alcune canzoni, ci scusiamo per il disagio. È così che la presentatrice Roberta Lidia De Stefano, nei panni di se stessa – e di altre “anime” della musica mondiale – accoglie il pubblico in una sala illuminata da fredde e malinconiche luci blu.
Si, alcune casse non funzionano, e allora? Sono la voce potente e cupa di Roberta e la dirompente chitarra di Flavia Ripa, unita ai suoi movimenti da superstar – che fanno parte a pieno titolo della partitura musicale – a dare vita allo spettacolo Rent Party. Un party a cui dà il “la” una domanda: “dov’eri tu prima?”.
A rispondere all’enigmatica questione sono le due donne, senza il supporto di nessuna scenografia a parte due microfoni e due sedie: quel ‘prima’ e quel ‘tu’ prendono vita nella storia della divina Callas, della dimenticata – e ora riscoperta – Bessie Smith, e ancora in altre innumerevoli artiste e donne. La De Stefano pone continue domande al pubblico, chiede certezze mostrando la sua insicurezza, quell’insicurezza fisica, estetica, profondamente radicata che ci si porta dentro. E poi di nuovo ricomincia a cantare, trasformandosi, dimenticando ogni esitazione e dubbio.
Di canzone in canzone, accompagnato da un ritmo blues sempre più concitato, il pubblico si immerge nello spettacolo, tenendo il ritmo con i piedi, con la testa, con le mani. Fa da contrappunto la voce di Maria Callas che racconta in interviste storiche del suo successo, della sua consacrazione, della sua paura: a Flavia Ripa e Roberta Lidia De Stefano non resta che ascoltare sedute e immobili, mentre la voce della più grande cantante lirica della storia racconta.
Uno spettacolo dal ritmo altalenante, che deve forse acquisire una maggiore fluidità tra le diverse parti, e trovare un bilanciamento tra la preponderante parte musicale e la narrazione frammentaria delle due biografie. Ma gli spettatori, trascinati dal blues, ridono e cantano, immersi in un’atmosfera da vero rent party, nonostante alla fine non passi nessun cappello per raccogliere le offerte per aiutare le artiste a pagarsi l’affitto. Dagli anni ’20 di Harlem agli anni ’50 in Italia fino ai giorni nostri in fondo nulla è cambiato: l’amore per la musica, l’urgenza di uno scambio con il pubblico, le vite appassionate e fragili restano un potente fil rouge tra donne diverse eppure simili.

Camilla Fava

foto DissolvenzeLab (Bianca Vignato)

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