ROSSO PROFONDO #recensione

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di Roberto Vandelli

Cosa spinge un artista di lunga esperienza come Roberto Vandelli a presentarsi al pubblico del Festival del Teatro Indipendente? E soprattutto, perché farlo rispolverando un monologo stagionato vent’anni? L’attore si è già confrontato una prima volta col testo di Rosso Profondo nel 2011 e la nuova ripresa non sembra andare nella direzione di sperimentazioni registiche o scenografiche: la scena, estremamente essenziale, è occupata infatti dal solo interprete. Allora perché? Per comprendere le ragioni di Vandelli, è sufficiente prestare attentamente ascolto alla storia raccontata in Rosso Profondo. “Morire è facile. Vivere è di gran lunga più difficile”: sono questi versi di Majakovskij gli ultimi pensieri che attraversano la mente di un uomo nel suo tuffo verso la morte. Portando sulla scena il testo del drammaturgo milanese Luigi Lunari, Roberto Vandelli dà voce alla confessione di un uomo in punto di morte: non uno qualunque, ma niente meno che il Presidente del Consiglio. Il nastro è immediatamente riavvolto per tornare al giorno della nomina che, si dà il caso, è lo stesso in cui il presidente riceve la notizia di un cancro che in pochi mesi dovrebbe condurlo nella tomba. Stretto dall’incombere del suo destino, l’uomo si libera delle “cautele di cui i politici rivestono i loro pensieri” e ritrova il coraggio di abbracciare gli ideali che l’avevano mosso in gioventù: depone ogni esitazione, scende in piazza e comincia a parlare con la gente, dando vita a un progetto rivoluzionario che in poco tempo gli costerà l’antipatia di tutti i partiti. Nulla può più spaventare un uomo prossimo alla fine: ma se la morte dovesse tardare al suo appuntamento?
Nei venti minuti dello spettacolo di IT Festival, Vandelli condensa sapientemente le linee principali dell’intera vicenda, evidenziandone l’estrema attualità e riproponendo agli occhi del suo pubblico la situazione tragicomica della politica italiana: era il 1999 quando Lunari scrisse il testo di Rosso Profondo, ma – fa riflettere Vandelli – da allora non sembra cambiato granché.

Gianmarco Bizzarri

foto DissolvenzeLab (Helga Bernardini)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

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