SBADABENG #recensione

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di Anselmo Luisi

L’espediente per iniziare “a prendersi a schiaffi” è un innocuo barattolo di borotalco. Anselmo Luisi, in una scena praticamente spoglia, inzia a cospargerlo in aria, per poi se gettarselo gradualmente sul corpo. Così ha origine alla sua body percussion. Battiti della mani, battiti sul petto e dei piedi, schiocchi delle dita, suoni gutturali, schiaffi sulle guance formano non solo un linguaggio, ma una musica corporea che lentamente trova il suo spazio e il suo tempo, diventando più che contagiosa.
Sbadabeng si compone di quattro brani che propongono modi diversi di suonare, per l’artista, e modi diversi di ascoltare, per il pubblico, secondo una traiettoria che dalla nota, cioé dal movimento più piccolo e quasi impercettibile proiettato sul corpo, si traduce in sinfonia. L’introduzione alla body percussion è un articolato assaggio che muove dal lancio del borotalco ai tentativi di toglierlo attraverso i battiti sul corpo. Nel brano “Allergia” il musicista interpreta la primavera delineando l’effetto degli antistaminici. La sua bocca emette una strana tosse che fatica a comporsi, traducendosi in un suono buffo e soffocato: si tratta del blocco delle vie orali che solo l’antistaminico può sperare di sciogliere. Il terzo brano invece, dal titolo “Signora al ristorante”, crea un grammelot artistico che trascina il pubblico in risate contagiose: protagonista in scena la lite tra una signora – indispettita da un piatto di linguine al pistacchio senza sale e con troppo prezzemolo – e il titolare del ristorante.
È davvero un’arte quella di Anselmo Luisi, che svela un linguaggio istantaneo e divertente, alle radici del suono e del movimento. Il lavoro denota un grande talento nel sapere coniugare mimica e suono, battiti e schiocchi delle dita, in un linguaggio che richiede estrema pulizia tecnica. Il pubblico risponde ai battiti, contagiato e divertito, in una sinfonia corporale che sfocia, nell’ultimo brano proposto, in un fraseggio tra scena e platea. Alla fine ci si prende tutti a schiaffi, senza rendersene conto. Sbadabeng ha colpito nel segno.

Carmen Pedullà

foto DissolvenzeLab (Antonella Lodedo)

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