SEMMELWEIS – UNA BREVE STORIA DELL’IGIENE #recensione

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di Effetto Morgana

“So che le mani trattengono la morte”. E se la malattia è nelle mani, il medico è la prima causa di morte dei propri pazienti. A questa terribile certezza giungono le ricerche del dottor Semmelweis, medico ungherese tra i precursori della scoperta della contaminazione batterica, condannato per pregiudizio e invidia dei colleghi, a un destino di oblio. Tempi medievali? Non proprio, dal momento che Ignác Fülöp Semmelweis operò nell’ospedale di Vienna a metà ‘800 in un epoca dove le febbri puerperali decimavano le donne ricoverate. Grazie a semplici precauzioni igieniche (lavarsi le mani prima di toccare le pazienti, cambiare le lenzuola dei letti dell’ospedale) il medico riuscì a diminuire drasticamente le morti per febbre. Ma Semmelweis, in un clima di sospetto e gelosie, non poté proseguire le ricerche su questo importante dato empirico e venne ostacolato ed emarginato fino alla morte in manicomio. Una vicenda ai più sconosciuta è scelta dagli Effetto Morgana per la loro nuova produzione, presentata a IT Festival ancora in forma di lettura scenica: di fronte ai due leggii l’unico oggetto è un catino, a simboleggiare l’umidità della nascita e della morte, evocata fin dall’inizio dello spettacolo. Pur in questa semplicità di esecuzione, il lavoro tradisce una drammaturgia strutturata su più livelli narrativi: la testimonianza del medico in prima persona, che rivive anche in una toccante lettera all’amico Ferdinand von Hebra, quella delle pazienti (forse la sezione più acerba, a cui servirebbe qualche asciugatura) e il racconto dei fatti da una prospettiva esterna e oggettiva (come accadeva anche con le voci delle cronache nello spettacolo Alfredino – L’Italia in fondo al pozzo, presentato nella scorsa edizione di IT). Il testo, in forma ancora frammentaria, mostra già in questa fase l’indirizzo di lavoro della compagnia che, recuperando un tema assai attuale – si pensi alla questione dei vaccini e al clima di confusione e disinformazione scientifica del nostro Paese – pone tuttavia l’accento sull’uomo Semmelweis e su un dramma individuale che, tristemente, ha molti noti antesignani nella storia. Nel delirio febbrile da cui è colpito poco prima della morte, il medico, condannato al manicomio e a non essere mai creduto, vede quei terribili “atomi di vita” che aveva fino ad allora inseguito, simbolo della crudele perfezione della natura e dell’illusione dell’uomo di esserne la più alta manifestazione.

Camilla Lietti

foto DissolvenzeLab (Diego Cantore)

 

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