SIMONE ED IO #recensione

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di Ivana Petito

Come suggerisce il gioco di parole contenuto nel titolo, Simone eD io, progetto finalista del bando Teatri del Sacro 2017, propone una riflessione circa la relazione della danzatrice con la figura di Simone Weil, filosofa, mistica e scrittrice del XX secolo, allargando lo sguardo al ben più ampio rapporto della pensatrice con l’entità divina. Il lavoro tenta di avvicinarsi al pensiero della Weil tramite il linguaggio della danza contemporanea che, in questo caso, si accosta alla manipolazione di due marionette di legno. Si compone in questo modo un’interessante poetica nella poetica attorno alla complessa figura di Simone Weil.

Ivana Petito si muove dentro a un furgoncino con le pareti rivestite in legno: una stanza ovattata accoglie una piccola marionetta con capelli lunghi e occhiali da vista – chiaro riferimento alla Weil – appoggiata su una sediolina di paglia. La performer la cinge, diventa il tramite con cui misurare il suo movimento nello spazio. “Uomo dove sei?” recita un cartello appeso sul fondo. La danzatrice scopre lentamente un’altra marionetta, nascosta dentro a un maglione nero che poco dopo indossa: è un gracile ometto, una specie di alter ego della performer, con cui interagisce attraverso il movimento. L’altra rimane immobile come una silenziosa osservatrice. La marionetta viene fatta vibrare in aria, trascinata a terra e poi sdraiata e cullata sul corpo della Petito: una manipolazione che detta la linea di continuità tra corpo e legno, legno e corpo. Il respiro della performer si traduce in un leggero sussulto della marionetta, osmosi tra due corpi che respirano uniti dal contatto. “Colui che bisogna amare è assente” recita un’altra scritta appesa sul fondo. L’artista si siede tra le due marionette, si accende una sigaretta e si mette al collo un cartello con la scritta “l’attesa di Dio”. Lo sguardo al cielo, un sorriso e “finisce qui”.

Simone eD io propone un articolato microcosmo di non facile e immediata lettura. Se da un lato Ivana Petito esplora le interessanti potenzialità espressive (e comunicative) tra il movimento del corpo e quello della marionetta, parallelamente propone una tripartizione a livello figurativo – marionetta Weil, marionetta alter-ego performer, perfomer – che tenta, per “capitoli guida”, ovvero i cartelli richiamati durante lo spettacolo, di congiungersi con il sottile filo di pensiero della filosofa. Ne deriva una proposta scenica che cattura in alcuni istanti di profonda poesia coreutica ma, di pari passo, fatica a dare un senso di unitarietà e organicità agli elementi in scena. “Spettacolo in carne e legno”, tra danza contemporanea e teatro di figura, come amplificazione del “pensiero destrutturato, profeta e testimone dell’assoluto” di Simone Weil? La domanda pare tracciata, in attesa di un attraversamento più profondo del legame tra la complessità del pensiero della filosofa e l’intenzionalità espressiva e contenutistica della danzatrice. Le premesse dicono che l’abilità di Ivana Petito e il suo attento ascolto del linguaggio delle marionette saprà chiarire pienamente gli intenti per ora abbozzati.

Carmen Pedullà

foto DissolvenzeLab (Diego Cantore)

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