SOTTO I GIRASOLI #recensione

festival IT 2017-7612

di Punto Teatro Studio

“Raccontami una favola per svegliarmi, non per addormentarmi”. È  la voce di una bambina a fare questa richiesta inaspettata, una voce dove risiede una maturità imprevista, la consapevolezza di non voler dimenticare ciò che appartiene al proprio vissuto, “la storia che siamo stati io e te”. Non ha tutti i torti, quella voce, perché ciò che racconta sotto forma di favola Augusto Tognetti – nonno della regista Isabella Perego – è patrimonio comune, e, in quanto tale, appartiene in un certo senso anche a lei: è la testimonianza (reale) dell’esperienza di un uomo in Russia durante la seconda guerra mondiale. Il contrasto tra la tenerezza del tono di Tognetti nelle registrazioni e gli orrori che racconta coinvolge completamente il pubblico: la voce del nonno, avvolgente e sognante, trasforma il passato in presente, in virtù del rapporto con la nipotina. Le parole del nonno si sovrappongono a quelle dell’attore che lo interpreta in scena (Francesco Errico) creando un costante cortocircuito tra l’oggi e il domani. L’effetto riesce perfettamente e la narrazione scorre fluida, anche se l’impressione è che lo spettacolo abbia bisogno di respirare tempi più ampi dei venti minuti imposti da IT Festival: i cambi di registro creano cesure a volte troppo improvvise nel clima di commozione generale. Lo si vede bene nei passi di danza che mimano le dinamiche della guerra, o nelle raffiche di mitragliatrice restituite in forma di beat-box, espedienti intelligenti ma a tratti eccessivamente stranianti. Meglio allora l’immagine del campo di girasoli che dà titolo all’opera chiamata a risollevare il contesto carico di morte: nonostante quel campo sia infatti tomba, si percepisce in esso una nuova luce, un barlume di speranza. “Deve essere bello trovare un posto dove stare”, afferma nonno Augusto. È esattamente questa “nostalgia di un posto che sai che è tuo, ma non sai dov’è” il punto di forza dello spettacolo, capace di coniugare il racconto degli orrori della guerra, la sua amarezza, al desiderio di pace e serenità che alberga in ciascuno di noi.

Veronica Polverelli

foto DissolvenzeLab (Cristian Agostoni)

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