SOVRA/ESPOSIZIONI #recensione

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di Guinea Pigs feat. Anelo1997

Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia! / Chi vuole esser lieto, sia, / di doman non c’è certezza.
È a partire dai versi di Lorenzo il Magnifico che Guinea Pigs dà avvio alla macchina scenica di Sovra/Esposizioni, progettata insieme a Laboratorio Anelo 1997. È un cubo fatto di spigoli esplosi e scomposti, realizzato con tubolari di ferro a sezione quadrata saldati l’uno all’altro: la struttura che ne risulta sembra una scultura/architettura neoplastica, uno spazio intimo che si fa gabbia e nido protettivo allo stesso tempo. Al suo interno, un microfono e dei piccoli altoparlanti pronti a raccogliere e diffondere frammenti di memoria di chi voglia varcare la soglia. Gli attori Marco De Francesca e Francesco Martucci sono i primi ‘confessori’ a entrare in relazione con il dispositivo: l’uno pone domande, si fa ‘agitatore’ per smuovere le confidenze degli astanti. L’altro entra, per primo, nella struttura scenica e si fa portatore di un pensiero, lasciando la sua testimonianza a chi ascolta in un’amplificazione di ricordi, sensazioni, musica e parole. Per il tempo che resta, chiunque è invitato a sovra-esporsi: prendendo posto nel cubo, microfono alla mano, potrà rispondere a una nuova domanda e lasciare, a sua volta, la sua testimonianza a chi ascolta. “Se ascolti solo tu, lasciala a te stesso”. Al di fuori dei venti minuti della performance, la struttura è aperta per essere abitata da chi passa per il piazzale della Fabbrica del Vapore, diventando così un dispositivo di archiviazione di parole. Cos’è per te la solitudine? Il ricordo di una “prima volta”? Qualcosa che avresti voluto fare e che non hai fatto? Quando non è agita, diffonde i brani, registrati dal vivo nel piazzale o raccolti sotto forma di messaggi vocali via facebook, in ordine casuale.
Installata nello spazio pubblico del piazzale, l’opera apre un’interrogazione non solo sul ricordo, sull’adolescenza, sulle fasi della vita, ma diventa luogo di indagine sulla relazione tra performer e spettatore, tra realtà e rappresentazione, tra spazio del quotidiano e spazio della performance, tra tempo presente e passato. Attingendo dal materiale ‘vivo’ dei testimoni il privato diventa pubblico e viceversa: la scrittura è un gioco in divenire, a cui tutti possono contribuire. L’installazione è una tappa di un processo in divenire in cui i testi raccolti diventeranno frammenti di un progetto più ampio, di cui sarà interessante seguire le tracce. Tutti, piò o meno consapevolmente, potranno diventare parte di un nuovo esperimento proiettato al futuro. E i propri ricordi, in un curioso meccanismo di moltiplicazione, diventare ricordi nel ricordo di una sera di inizio giugno alla Fabbrica del Vapore.

Francesca Serrazanetti

foto DissolvenzeLab (Cristian Agostoni)

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