STRATR*IA #recensione

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di Ortika

Alcune riflessioni di registi e drammaturghi di rango del secondo Novecento hanno messo in luce come il genere letterario della tragedia confini e si muti necessariamente in farsa, per poter portare in teatro temi fondamentali di critica sociale e politica. “Solo il clown – scriveva Heiner Müller – mette in discussione il circo”; e poiché il teatro (non solo quello contemporaneo) vuole mettere in discussione il sistema, ha tra i suoi compiti porre in ridicolo e rendere comico il sistema ed i suoi simboli. È quello che accade in questo studio del gruppo teatrale nomade Ortika, che si interessa al rapporto tra potere e corpo femminile. Lo spettacolo esordisce appunto con un comico (e per lo più incomprensibile) generale o colonnello in stile sudamericano con accento napoletano, che si proclama alla ricerca di una scomparsa ragazza S.: una sorta di Creonte-fantoccio che usa il potere per giustificare la necessità della vittima Antigone. Si chiude con la parodia di un medico pseudo-nazista che con la sua retorica scienza giustifica l’inferiorità del corpo femminile. Personaggi comici, dunque, che pongono in primo piano un tema tragico, sia nel senso proprio che secondo il senso comune di ‘tragico’. Personaggi supportati abbondantemente da immagini video, in cui scorre una rassegna di luoghi comuni e clichées che giustificano o hanno giustificato la violenza sul corpo delle donne. Si tratta perciò di un ironico viaggio nell’immaginario misogino più abusato, con riferimenti reali sparsi a grandi mani in un ambientazione surreale, utopica (la comunità di Troia-io: mitologia greca e tragedia da sempre si stringono la mano). Ma allo stadio presentato a IT Festival il progetto resta ancora frammentario; ed è forse necessario un maggior scarto tra luogo comune e parola teatrale, tra comicità pura e satira tragica, tra l’incisività della lingua specificamente teatrale e la necessità, talora, del silenzio e della pausa, su cui quella lingua si fonda. Temi, penso, su cui avrà tempo di lavorare la brava Alice Conti con la drammaturga Chiara Zingariello.

di Sotera Fornaro

foto DissolvenzeLab (Daniela Clerici, Lorenzo Bolzani)

 

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