UN PO’ DI PIÙ #recensione

alice bellati foto di copertina

di Covello Bérnabeu

M’ama, non m’ama. Un semplice gioco d’infanzia è l’espediente per dare inizio a uno spettacolo che rispetta le caratteristiche necessarie a parlare d’amore senza cadere in stereotipi: in modo delicato e con la consapevolezza della sua intrinseca imprevedibilità. Lorenzo Covello e Zoé Bérnabeu si espongono in prima persona – sul piano ideativo e interpretativo – nella realizzazione di un mix tra teatro e danza che mette in primo piano l’elemento linguistico. Un peu, beacoup…l’amore che cresce e cambia diventa pretesto per raccontare i caratteri dei due protagonisti, che emergono per contrasto nelle fasi di sviluppo del sentimento: lei fa tutto “un po’” e corre attraverso la vita, lui paladino del “molto” a cui piace dormire. La palpabile presenza di aspetti privati in scena, racconta di una coincidenza tra la storia narrata e la storia vissuta? Non ci è dato sapere, ma si sorride con affetto dell’accento marcatamente milanese di Covello e della grazia sfuggente alla Amelie Poulain della francesissima Bérnabeu. I due orizzonti culturali vengono facilmente e felicemente riavvicinati grazie a una danza che trascina i protagonisti in una dimensione ludica, nella quale si intravedono delle delicate sfumature di erotismo. L’elemento di rottura irrompe attraverso una canzone in greco moderno cantata a cappella: la Torre di Babele improvvisamente crolla e la fine dell’amore si manifesta attraverso l’esibita incomunicabilità linguistica tra i due mondi. Lo studio, pur nella sua dichiarata incompletezza, ha delle buone potenzialità, soprattutto dal punto di vista creativo, per la capacità di affrontare un tema delicato senza banalità. Il linguaggio scenico risulta però a tratti un po’ acerbo e mescola molti linguaggi senza sviluppare una poetica personale ben definita. Allo stadio attuale è difficile immaginare in che direzione possa andare questo lavoro e se riuscirà a farsi compiutamente spettacolo, ma i venti minuti presentati a IT Festival rappresentano in ogni caso un piccola boccata di freschezza.

Chiara Marsilli

foto DissolvenzeLab (Alice Bellati)

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