UNA VITA DI LATTA #recensione

alice bellati foto di copertina

di Bending Road

Il gruppo di teatro di strada Bending Road abbandona la piazza per portare in scena, per la seconda volta davanti a un pubblico, lo studio per il nuovo spettacolo Una vita di latta, scritto e diretto da Francesco Alessandrini e Jean-Paul Denizon e che vede in scena, oltre allo stesso Alessandrini, la musicista Sara Bologna. Indirizzato a un pubblico di ogni genere ed età, di quelli che hanno ancora la voglia di fermarsi a vedere le acrobazie di un clown all’angolo della strada, Una vita di latta racconta una storia semplice: uno spazzino incontra la ragazza dei propri sogni, violinista e amante della musica, e decide di cambiare vita per avvicinarsi e condividere con lei la sua passione. Inizia così a suonare per strada i più diversi strumenti musicali, tutti costruiti con oggetti di recupero: una scatola vuota di sigari diventa una chitarra “poco acustica”, una scopa si presta a essere un violoncello originale, e un bidone dell’immondizia è un’ottima percussione. Purtroppo però nessuno si ferma ad ascoltare le sue note improvvisate e riciclate, finché un giorno un anziano signore si avvicina con una scatola di latta che compone e suona la musica al suo posto. Grazie a questo nuovo strumento lo spazzino diventerà ricco e famoso: ma cosa si fa con il denaro quando si perde la donna amata? L’amore è infatti il vero fil rouge dell’intera narrazione: l’amore per la vita, per il proprio lavoro e per la propria compagna è il motore della creazione artistica e delle scelte che portano ai cambiamenti più importanti. L’altro filone che emerge con forza, utilizzato, in questa prima fase del lavoro, soprattutto come espediente scenico, è l’uso di prodotti di scarto per ridare loro una seconda vita. La scopa-violoncello o la scatola-chitarra diventano elementi identitari di una poetica che, tra le righe, sottolinea come il recupero dei materiali sia non solo utile alla società, ma anche uno stimolo alla nostra creatività per ottenere strumenti comunicativi sempre nuovi e personali.

Giulia Alonzo

foto DissolvenzeLab (Alice Bellati)

 

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