#VIE DELLE DONNE #recensione

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di e con Elena Guerrini

IN FACTORY…
“Qualcuno può farmi delle foto? Mi hanno chiesto di allegare a un bando foto e video di uno spettacolo inedito. Si, anche video se potete. Vi chiedo anche un altro favore: se a un certo punto fate partire una canzone italiana dal vostro cellulare, quella che preferite, tanto qui si sente bene”. Elena Guerrini chiede la collaborazione del pubblico mentre attacca post-it sulle pareti della sala, coinvolgendo gli spettatori nel suo mondo disordinato e fantasioso. Libri, palloncini, una confezione di Pan di Stelle, fazzoletti imbrattati di appunti e citazioni; un foglio con il testo de La cura di Battiato riscritto ad personam: “perché sono un essere speciale…si, e mai nessuno, finora, si è preso cura di me. Allora a me, meglio che ci penso io.”
L’attrice rifiuta programmaticamente una recitazione impostata e artificiosa, e inciampando tra gli oggetti ammassati (apparentemente) a caso sul pavimento, si rivolge al pubblico con spontaneità, con una marcata cadenza toscana che ben si adatta a quel modo di monologare diretto e senza fronzoli.
Rende omaggio ai personaggi che più l’hanno ispirata nel suo percorso di studio: tra gli altri, Jerzy Grotowski, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Ma non le interessa soffermarsi su coloro che la Storia ha benedetto con una gloria imperitura. Le sta a cuore piuttosto raccontarci di Alfonsina Strada, Santa Maria la Travestita, Maria Pia Ercolini: donne che pochi conoscono e che certo si meriterebbero un riconoscimento per il proprio operato. E una via dedicata in una città, perché no?
Ma di vie delle donne in Italia ce ne sono poche, e sono quasi tutte dedicate a delle sante. Elena Guerrini crede nella potenzialità rivoluzionaria del teatro e l’opera che presenta in questa prima tappa di Agorà è caratterizzata, come i suoi precedenti lavori (Orti Insorti, 2008; Bella Tutta, 2010, Alluvioni, 2015) dall’intima urgenza di condividere con il pubblico il proprio punto di vista rispetto a tematiche che considera socialmente rilevanti.

…IN IT
Elena Guerrini non si fa intimidire dal pubblico del festival, e non rinuncia neanche in questo caso a un’interlocuzione paritaria, come se si trovasse con un gruppo di amici nel salotto di casa propria: “avete bisogno di caricare il cellulare? qui c’è una presa!”, esorta.
L’estensione del monologo, rispetto alla versione presentata ad Agorà, è quasi raddoppiata: l’attrice ha arricchito #vie delle donne con un inserto inedito – la storia di Alfonsina Strada fin dall’infanzia della ciclista – raccontato con le modalità del teatro di narrazione. Non a caso Elena Guerrini si definisce un’ “autrice-attrice. Come Paolini, ma con i capelli”. Ma nella narrazione di Guerrini il riferimento al ‘qui e ora’ è costante: non solo per le continue aperture al pubblico, non solo per i riferimenti a WhatsApp, ma anche per l’invito implicito rivolto alle donne in sala. Che possano rivedersi, a specchio, nelle piccole storie eroiche e dimenticate raccontate dalll’attrice.

Chiara Mignemi

foto DissolvenzeLab (Cristian Agostoni)

*Un primo studio di questo spettacolo è stato presentato IN FACTORY durante i giorni di Agorà-Open IT. In questo articolo vi restituiamo quindi un doppio sguardo, che parte da lì per arrivare allo studio presentato nei giorni del Festival: IN IT

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