Il lago dei tigli


di Zerocomma Zero Uno
@DiDstudio

La carpa muta è un pesce stanziale, tende a rimanere nella zona di nascita, come la coppia di placidi lombardi che abita il lago dei tigli. Una piccola oasi che conoscerà la furia di EXPO, i suoi scandali, la sua retorica, la sua inarrestabile macchina da guerra. Zerocomma Zero Uno versus EXPO. Consigliato per chi vorrebbe vedere Foody tatuato sulla fronte del Premier Renzi.

Corrado Rovida

Vania


di Compagnia Oyes
@Macchinazioni Teatrali

Respiro di sottofondo. La compagnia Oyes presenta Vania, uno spettacolo che racconta storie di vita ormai passate. I ricordi di un tempo sono gli unici in grado di alleviare un presente malinconico. L’atmosfera in scena è pesante a causa della malattia di Sergio, l’ammalato che non vedremo mai in scena. Elena, sua moglie, fissa il vuoto; Ivan, il fratello, finge di controllare la situazione; Sonia, la figlia, cerca la fuga; il Dottore interpreta una serietà che non gli appartiene. Elena improvvisamente esce di scena: la sua voce giunge fuori campo mentre gli altri personaggi restano seduti sul fondo. Le sue parole danno forma alla malinconia che si respira in scena. I toni scherzosi in realtà nascondono profonda amarezza.

Roberto Meloni

 

Dammi la tua fine


di Compagnia Campoverdeottolini
@Area talk it

Quello che facciamo definisce quello che siamo? Questa è la domanda fondamentale che attraversa la vita di Hank, poeta operaio seguace delle orme di Bukowski, e di Gin, barista, convinta che il lavoro definisca il proprio essere. Ma sarà davvero così? Una performance interattiva, che coinvolge e sconvolge il pubblico, interrogandolo e istigandolo a interrogarsi.

Alice Tassara

Amorica (interno di famiglia in chiaroscuro)


di Lyra Teatro
@Spazio Azzurro

Quali esistenze si celano dietro l’immagine pubblica dei coniugi Roosvelt? Lyra Teatro guida lo spettatore oltre la facciata dorata del potere per svelare le vite chiaroscurali del presidente americano e della first lady Eleanor. Un ritratto grottesco che ci racconta il disperato bisogno dei protagonisti di salvare, a tutti costi, le apparenze. Uno spettacolo per chi è curioso di guardare oltre la superficie.

Alessandra Cioccarelli

Iene (ballata del denaro e del progresso)


di Artimbau Produzioni

@Studio Azzurro

Come può Colopane, un piccolo paese della pianura padana, superare una crisi senza precedenti? Tre donne-iene, coro affamato e vorace, insieme al sindaco e al suo leccapiedi attendono da tempo immemore una svolta. L’arrivo di una vecchia signora, ricca ereditiera e nativa del paese, sembra essere l’ultima possibilità a loro concessa. Una leggenda popolare, una fiaba grottesca in cui l’unica certezza è un’incondizionata devozione al dio denaro. Consigliato a chi non crede nei miracoli.

Camilla Lietti

Ioànnes 13:21-30 Lividi d’attesa


di Forse sei_Performing Guys
@Navata Sud

Cinque ragazze incappucciate danzano con movimenti scomposti. Sembrano delineare, per frammenti, un unico corpo. Una decomposizione che, inizialmente, viene immortalata con tante piccole torce. Le luci illuminano tutte le parti del corpo di una performer sdraiata al centro della scena: le braccia, le gambe, le mani. Da una ritmata coreografia collettiva, ogni tanto una si stacca dal gruppo e interpreta movimenti personali. È Giuda che respinge e attrae a sé le altre. Una danza che appare ma fatica a comunicare. Adatta a chi ama profondamente The Beatitudes: non solo colonna sonora del film de la Grande Bellezza ma leitmotiv dello spettacolo.

Carmen Pedullà

Il mio figlio perduto


di Nuovolanove

@Studio Azzurro

Nei bassifondi di Gerusalemme una voce annuncia il coprifuoco, ci sono tumulti in città, i sacerdoti temono l’azione dei ribelli. Giuda è fuggito e Gesù è stato arrestato. I due protagonisti assenti rivivono nelle parole delle donne che li hanno accompagnati nel corso delle loro vite: le madri, Maria Maddalena ed Ester, sorella di Giuda. Le voci femminili, in secondo piano nel racconto biblico, riacquistano un posto di rilievo nella vicenda che perde i tratti di epicità per assumere una connotazione più umana. Consigliato a chi ama i cambi di prospettiva.

Camilla Lietti

Versus | Il potere


di Elektromove
@Messina

Ogni espressione di potere, a qualsiasi livello essa venga messa in pratica, si nutre delle stesse dinamiche di contrapposizione e prevaricazione. Un uomo e una donna indagano questa relazione in una continua e allucinata alternanza di azioni sceniche. L’ansia del fare degenera nella denigrazione dell’altro, e l’esibizione di sé diviene l’unico linguaggio possibile.

Chiara Marsilli

Ponderatissime parole a manetta


di Ciccio Rigoli
@Nono

Cabaret in versione 2.0, letto da un tablet. Una raffica di parole che toccano i più svariati argomenti e spaziano da Dario Fo all’Urlo di Munch, dai Neri per caso al fenomeno del ciclismo su marciapiede, senza soluzione di continuità. Il linguaggio è semplice, colloquiale e accattivante. Ciccio Rigoli uno spasso: frizzante, sarcastico e pungente. La giusta formula per chi cerca una serata all’insegna del divertimento, con un gradito omaggio all’entrata!

Valentina Zampieri

Nel bosco e nella prigione – Incontrando Djuna Barnes


di Teatro La Madrugada
@Messina

Uno studio ricchissimo e denso, che indaga una figura tanto sconosciuta quanto affascinante. Djuna Barnes viene descritta attraverso una serie di scene scisse l’una dall’altra nelle quali corre il fil rouge della straordinaria personalità della scrittrice. Una vita che come e più di un romanzo abbraccia i mutamenti e le evoluzioni del mondo.
Nonostante lo stato esplicitamente in fieri, lo spettacolo riesce a condensare in modo efficace l’immagine di una donna eccezionale e irripetibile, da cui è impossibile evitare di essere colpiti.

Chiara Marsilli

Suona male


di Moine Teatrali
@Macchinazioni Teatrali

Due donne nude sono rinchiuse dentro una zanzariera. Suona male è uno spettacolo impregnato della vergogna delle interpreti, che cercano di coprirsi, con una calza sulla testa o con un cartone, per nascondere le proprie nudità. «L’essere umano inventerà mille altri modi per autodistruggersi». Rivestendosi, le due donne tentano di superare l’imbarazzo. Sono ora pronte ad avvicinarsi alla dimensione della realtà, al pubblico. L’adattamento all’ “essere umano” è avvenuto. Consigliato per chi pensa che la vergogna sia un tabù.

Roberto Meloni

Ri-PerCorrere Cap. 4: Interni


di AltaLuceTeatro
@Messina

La prova costume è alle porte? La vostra forma fisica vi preoccupa? In un mondo ossessionato dall’apparenza, la palestra è diventata uno stile di pensiero, una filosofia che esce dalle sale dei corsi e si riversa nella società. Palestra come non-luogo, in cui si guarda e si è guardati mentre si agisce con il corpo, lo spogliatoio come un camerino dove ci si prepara a affrontare i traumi della vita. Un studio breve ma intenso, che mette in relazione lo sport e il teatro per accendere la luce sulle analogie tra due mondi che hanno in comune l’attenzione per la vita.

Chiara Marsilli

Cabaret vocifonico per quasi voce sola


di delleAli teatro

@Studio Azzurro

Un teatro sonoro è quello portato sulla scena da delleAli teatro dove la vocalità, nella sue multiformi declinazioni, prende il posto delle convenzionali parole. Con un approccio multidisciplinare, che si fa danza, musica, performance, Antonello Cassinotti esibisce sul palco la sua nuda voce, proponendo al pubblico un inedito e diverente cabaret. Consigliato a chi vuole lasciarsi sorprendere da un un linguaggio primordiale che racconta senza rappresentare.

Alessandra Cioccarelli

Heartbreakhotel


di Snaporaz
@Spazio polifemo

Si entra in una saletta buia, in un angolo c’è una poltrona rivolta verso il muro, con una piccola abatjour accesa. Ci si siede come in punizione, la radio si accende e comincia a raccontare. Finché, a un certo punto…
Consigliato a chi: vuole provare nuove esperienze e mettere alla prova soglia di resistenza alle proprie paure.

Giulia Alonzo

Progetto Bombarolo _ appunti per un corpo tra macerie


di Ilinx Teatro
@Navata Sud

Un piccolo chimico armato di maschera, elmetto e tuta da lavoro vive in un tempo sospeso. Danza con un manichino, una vecchia amica, un vecchio amore che lo porta a rimpiangere un passato ormai lontano. Sussurra le parole di una lingua antica di cui si fatica a decifrare il senso, sperando (invano) che dal cielo arrivi un segnale di verità. Assomigliano a mugugni e rumoreggi le sue parole, mentre qualcuno tra il pubblico sembra non capire il senso finale dello spettacolo.

Carmen Pedullà

SaturAzione


di Bezoart
@DiDstudio

In un’istallazione-performance i Bezoart esplorano le nevrosi e i tic della società del consumo. Quattro attori si muovono intrappolati in una casa-perimetro disegnata per terra: ogni stanza è simile all’altra, scatola asettica dove espletare i propri esercizi. Il loro è un vivere codificato, dove mangiare significa nutrirsi compulsivamente, dove il sesso è un balletto ginnico e la solitudine diventa aggressività repressa. La musica ogni tanto cambia ma è solo un trucco, il segno che il sistema si resetta e tutto ricomincia. Consigliato a chi crede che gli snack davanti alla tv non bastino mai.

Corrado Rovida

E mi prendeva l’anima


di Fenice dei rifiuti
@DiDstudio

Where the wild roses grow è un duetto di Nick Cave e Kylie Minogue ma è anche la colonna sonora-simbolo di questo spettacolo a due voci in cui si racconta l’educazione sportivo-sentimental-familiare di una giovane donna. Fenice dei rifiuti esplora l’abuso e la costrizione nei rapporti d’affetto in un gioco al massacro dove i ruoli cambiano con la stessa fulminea velocità di uno smash ben assestato. Consigliato a chi da bambino è stato costretto a prendere lezioni di tennis (e voleva solo rimanere a casa a giocare a subbuteo).

Corrado Rovida

Quel noioso giorno d’estate


di Menelvagor
@DiDstudio

Vita da parchetto per Mike, Trevor e Frank. Un’adolescenza passata a lumare le ragazze che capitano a tiro di fischio, a ingannare il tempo tra volgarità e noia, a cercare di eludere le proprie frustrazioni nella speranza di trovare, un giorno, un senso al proprio (irrequieto) vivere. Se state cercando un teatro d’attore dove anche lo stallo diventa pulsante dinamismo, i Menelvagor fanno per voi! Consigliato a chi avrebbe voluto vedere L’odio di Kassovitz ambientato in Italia.

Corrado Rovida

 

La guerra di Sita (primo studio)


di Elf Teatro
@Macchinazioni Teatrali

Uno scorcio dalla guerra. Una fotografia spesso dimenticata. Elf Teatro presenta un primo studio dove le protagoniste sono due infermiere che partono per curare i feriti della Prima Guerra Mondiale al confine. In una parabola di intensità, all’inizio vince la voglia di aiutare le vittime della guerra, ma arrivati sul campo le protagoniste trasmettono la paura e la stanchezza. Si contano i feriti. Sono tanti, troppi. Uno spettacolo drammatico dal messaggio importante. Un primo studio con “spazi vuoti” ancora da colmare, ma un ottimo punto di partenza. Consigliato per chi è consapevole che la guerra fa solo vittime.

Roberto Meloni

Sotto un cielo straniero


di Mascherenere
@Navata Sud

Un cerchio di sedie, avvolto da una luce fioca, accoglie gli spettatori. Compaiono uno alla volta i protagonisti di un viaggio: uomini e donne straniere, circondati nella sala da alcuni cartelli. Una freccia a sinistra indica la stazione centrale; un’altra a destra porta alla questura. Sono storie che conoscono il rischio di perdersi, percorrono strade strette, cercano il palazzo rosa dalle imposte marroni che nessuno sa dov’è. Sono le storie di chi prova nostalgia di casa e cerca in qualche modo di reinventarla altrove. Sono storie straniere «non per nazionalità ma per appartenenza alla comunità umana». Consigliato a chi non ha mai perso la strada.

Carmen Pedullà

Una notte assai lunga indicibile


di MisteAmaranto
@Navata Sud

La notte conosce spazi nascosti, in cui rintanarsi nell’angolo di una sala e raccontare le storie e le leggende di un tempo. È quel che accade alle due ancelle impegnate a finire il velo della principessa dei Feaci che, per ingannare il tempo, tessono i fili della tela come se fossero le parole dei loro racconti. Rincorrono così le vite di eroine impegnate a vincere un male oscuro affinché trionfi l’amore. E quando il finale appare irrimediabilmente tragico, le due giovani ancelle si divertono a reinventare un «non vissero felici e contenti» già scritto. Consigliato a chi desidera inseguire il filo di una «notte assai lunga indicibile».

Carmen Pedullà

Il pranzo della domenica


di Madaboteatro
@Nono

Due famiglie si incontrano per il pranzo della domenica. Ma cosa succede se sono del tutto diverse fra loro? Se rappresentano modelli con valori, gerarchie di potere, modelli educativi opposti? Se ciascun membro dell’una trova per caso un proprio contraltare in uno dell’altra? Di cosa parleranno? Una commedia grottesca dal finale a sorpresa, che estremizza i tratti espressivi, psicologici e sociali dei suoi personaggi fino a renderli surreali caricature. Un divertente spaccato dei nostri modelli familiari.

Valentina Zampieri

Il colore del grano


di Teatro dell’Albero
@Nono

Abiti tradizionali di culture lontane, canti di terre sconosciute, pastiche di lingue straniere, ritualità reali o di fantasia, spighe di grano dal significato mistico. Attraverso dialoghi in frammenti e movimenti sincopati, gli attori sulla scena sembrano parlarci di un mondo che non esiste o che forse non esiste più. Uno spettacolo lirico con un senso inafferrabile, indicato per chi ama risolvere gli enigmi.

Anna Castagna

L’inquilino


di LAB121
@Nono

Siamo in un imprecisato momento della prima metà del secolo scorso. Trelkowsky abita in un modesto appartamento e decide di barricarne l’ingresso con un tavolo. È disturbato dalle frequenti visite dei propri vicini, individui indecifrabili e malevoli che confondono il protagonista con incomprensibili allusioni, richieste e intimidazioni che sono all’origine di una paranoica sensazione di terrore. Uno spettacolo claustrofobico dall’atmosfera kafkiana, che sonda le nostre più o meno remote fobie di un presente carico di insidie e minacce.

di Anna Castagna

La Mala


di Annalisa Falché
@Messina

Una donna nata in mare, una donna nata dal male, la storia cruda e senza speranza della figlia di un incesto, che si racconta rinunciando a qualsiasi tipo di filtro. La voce piana e lo sguardo sereno ci accompagnano senza soluzione di continuità dalla vita al teatro. Tra i silenzi e i respiri emerge la profonda dignità di un dolore lontano ma mai dimenticato. Improvvisamente il canto riempie la sala, interrompendo il flusso narrativo e trasportando in una dimensione altra, velata di malinconia.

Chiara Marsilli

Hurlyburly


di Spazio A /attori artigiani artisti
@Ram Studio

Tre ventenni, droga, alcool, soldi e successo: questi sono gli ingredienti della commedia anni ’80 firmata David Rabe e riproposta, in maniera condensata, dai ragazzi di Spazio A. Come ci suggerisce il titolo, che richiama il dialogo del Macbeth, non è però tutto così easy, anzi. Il dubbio accompagna ogni singolo gesto dei nostri eroi, che si trovano a mettere in discussione anche la loro amicizia.

Giulia Alonzo

Come andare all’inferno


di Compagnia della Mola
@Ram Studio

Ci sono un teologo, un credente e un ateo che incontrano Satana. Non è l’incipit di una barzelletta, ma la trama di Come andare all’Inferno, trasposizione dei dialoghi di Walter Kaufmann, portati in scena dalla Compagnia della Mola. Satana è un abile manovratore che attraverso giochi retorici -sorta di dialoghi maieutici che non hanno né capo né coda- cerca un confronto con i suoi malcapitati. Consigliato a chi: non ha ancora scelto da che parte stare.

Giulia Alonzo

Vedi alla voce alma _ Studio per una voce umana


di Nina’s Drag Queens
@Ram Studio

Un’ambientazione retrò, una sottoveste su un tappeto, un telefono e Lorenzo Piccolo che interpreta una comune casalinga che sogna di essere donna e musa, amata e amante, divisa tra la quotidianità e il desiderio di un’esistenza piena di sentimento, come le dive. Un primo studio sulla condizione di solitudine femminile nella quale molte donne si ritrovano. Consigliato a chi: crede ancora che il magone sia un grosso mago.

Giulia Alonzo

Anna Cappelli


di Monica Bonomi e Rita Bertelle
@Ram Studio

Bonomi e Bertelle si confrontano con la drammaturgia contemporanea italiana attraverso un testo potente e al tempo stesso delicatissimo. Un monologo sulla solitudine di una donna che, in un’Italia ancora condizionata da dogmi morali, cerca l’amore e la rivendicazione di sé attraverso il possesso. Fino alla rovina della propria anima e della propria vita. Consigliato a chi: cerca nell’altro il completamento di sé.

Giulia Alonzo

Un due tre… pouf!


di Barbara Piovella
@Ram Studio

Una donna, con sottoveste nera e una maschera sulla testa. La maschera che la nasconde e che la trasforma in quello che la società vuole che sia, donna in carriera senza figli con tacchi a spillo e autoreggenti. Ma alla fine arriva la protesta, ogni parte del corpo si ribella al conformismo imposto e si libera di tutte le catene sociali. La donna cade, atterra su un pouf, che attutisce l’impatto con il suolo, e finalmente può essere se stessa. Consigliato a chi: è in attesa di cadere.

Giulia Alonzo

Shakespeare, I suppose! / spettacolo itinerante


di MinimaTheatralia
@Messina e altri spazi

Usare Shakespeare per far avvicinare al teatro chi non lo conosce affatto, andando door to door a predicare il verbo della partecipazione. MinimaTheatralia è un esperimento sociale, un’avventura che mescola le carte della quotidianità e permette di vedere gli spazi e le persone sotto una nuova angolazione. Nel giorno dell’anniversario del bardo, la linea che divide il palco e la platea può essere superata e i personaggi immortali invadono le strade alla ricerca di Amleto. Chiunque vorrà affrontare questa impresa verrà dotato di un kit speciale di oggetti pronti per l’uso: la forza dell’immaginazione farà il resto.

Chiara Marsilli

Labbra/I morsi del piacere


di Rosadivento
@Navata Sud

Una seducente donna in vestaglia accoglie il pubblico in una sala immersa nel buio, rischiarata appena da una luce rossastra. Siamo al ristorante Vulvacca, una locanda del piacere. La cameriera offre a ogni spettatore un “menu del piacere”. Si possono scegliere piatti che vanno dalla “fighetta alla milanese” alla “fessa alla norma”. Un cliente habitué cerca le attenzioni della donna travestendosi da gallo e assumendo posizioni esplicitamente erotiche. Lei, senza pensarci due volte, lo caccia: “Io cucino i piatti del piacere. Tutto qui. Sono l’unica capace di soddisfare i desideri proibiti degli uomini che le altre non saprebbero accontentare”. Il grido di isteria vuole difendere il lusso di credere nel suo business del piacere.

Carmen Pedullà

Cromosomie


di Scimmie Nude
@Studio Azzurro

Dove si trova la linea di confine tra i generi? E’ possibile varcarla? Le Scimmie Nude con Cromosomie esplorano le zone d’ombra tra maschio e femmina alla ricerca dell’unità originaria. La danza dell’unico attore in scena tenta di ricomporre in un unico essere due identità complementari. Uno spettacolo per  riflettere sulla complessità genetica dell’animale-uomo.

Alessandra Cioccarelli

Il rito di Antigone


di Miriam Giudice
@Care Of

Antigone giace su un cumulo di terra, forse è la tomba del fratello, forse è la sua stessa sepoltura.
Dorme, tormentata. È spacciata. Il suo contrapporsi, il suo andare contro al volere dei potenti, seguendo il destino ineluttabile del suo stesso nome: tutto questo l’ha perduta. Al risveglio, ripercorrendo le tappe della tragica sorte dei figli d’Edipo, affondando le mani nel terra di Tebe che ora copre entrambi i suoi fratelli, come comandano gli dei, piange e gioisce. Balla la sua disperazione, conduce le membra di Miriam Giudice in una coreografia precisa e ben interpretata, dal ritmo incalzante e in grado di restituire l’intensità di una grande eroina tragica.

Giulio Bellotto

Organza / Lessico d’amore al tempo dei barbari


di MacchinazioniTeatrali
@ MacchinazioniTeatrali

Una danza armonica, densa di malinconia e passione. Al principio due corpi, perfettamente concatenati, si muovono con sensualità intensa. Quando si staccano, inizia una continua ricerca dell’altro in una lontananza che non è mai veramente tale. È solo un vagare tra appigli che possano riannodare il legame interrotto. I due si troveranno solo alla fine, in un lungo e attesissimo bacio. La ricercata leggerezza dei corpi si ritrova nei gesti e negli scambi fra i due amanti. Consigliato per gli innamorati di ogni età.

Roberto Meloni

Kyoto


di Pianoinbilico
@ Macchinazioni Teatrali

Pianoinbilico presenta due atti unici in sequenza. Nel primo Dan e Lucy, due delegati a una conferenza sul clima, vorrebbero amarsi per una notte. Ma come conferenze e delegazioni vengono distratti dai reali problemi del mondo, anche loro sono troppo impegnati a discutere in astratto di felicità e desiderio. Nella seconda performance è il pubblico stesso a diventare attore. Un matto si intrufola nella casa della sua assistente sociale e, dopo aver dato vita a una riflessione sui i problemi del mondo, teorizza una strategia estrema per risolverli. Riuscite a convincerlo? Consigliato per chi vuole fare teatro e cambiare il mondo con rivoluzioni.

Roberto Meloni

Il bambino


di Lubna
@Messina

Una coppia che battibecca a proposito dell’educazione del figlio è uno spettacolo piuttosto comune. Ma il rapporto messo in scena da Lubna rappresenta la degenerazione di un sentimento che supera i limiti dell’amore e trascende nella malattia. Nel torbido delle dinamiche relazionali si mescolano gelosie, reclusione e accuse nel nome di un bambino da difendere e proteggere dal mondo. Prima carnefici e poi vittime del loro stesso sistema ossessivo-compulsivo, i due protagonisti insistono nel paradigma senza senso di una inconsapevolezza volontaria.

Chiara Marsilli

Quello che non so dire


di Afra Crudo
@Ram Studio

Afra Crudo propone due scene del suo nuovo spettacolo. Una signorina dalla strana capigliatura racconta la sua storia, uno scorcio di vita prima della morte, evocata dal manichino di un cadavere sempre presente in proscenio. Monito di una decisione definitiva, costantemente rimandata e che poi, una volta presa, la relega a un angosciante purgatorio.

Giulia Alonzo

SULLA MORTE, SENZA ESAGERARE


di Teatro dei Gordi

@Studio Azzurro

La morte, nella stagione buona, fa lo skipper sullo Stige; il resto del tempo veste i panni di un qualsiasi impiegato. Una morte poco ambiziosa – rigorosamente scritta in minuscolo – si presenta al pubblico. Con lei altre tre maschere mute, già passate a miglior vita: una donna senza fissa dimora, un giovane e un professionista di successo. Consigliato a chi sa ridere della morte, ma non troppo.

Camilla Lietti

WERTHER (?), O DELL’ASSOLUTO


di Circolo Bergman
@Nono

Il circolo Bergman si interroga su una domanda cui non pretende di dare risposta, ma che rappresenta una pista di indagine: esiste oggi l’esperienza assoluta? Il fallimento amoroso del giovane Werther può considerarsi un’immagine privata comune a tutte le esistenze e, in questo senso, universale? Queste domande restano senza risposta ma rappresentano suggestioni creative per la realizzazione di una visita. Un’audioguida conduce il pubblico dal piazzale all’interno della sala dando luogo ad un’esperienza concettuale, sensoriale e interattiva di forte impatto che tocca e abbandona questi interrogativi.

Anna Castagna

Dive – Gli ultimi fuochi


di Chiara Passaniti e Claudio Gay
@Navata Sud

Cosa succede a due vecchi attori quando si spengono le luci della ribalta? Quando il ricordo dei successi del passato si sbiadisce ogni giorno di più? Cadono le maschere e quello che c’è dietro si rivela nella sua essenza: la vecchiaia non si arrende al trascorrere del tempo e ritorna costantemente a personaggi che ormai non le appartengono. Gli stilemi ripetuti all’infinito diventano la parodia di un mondo teatrale che non esiste più, e la coppia si aggira inutilmente tra le antiche luci della ribalta e un presente caratterizzato da talk show dozzinali.

Alice Tassara e Chiara Marsilli

Uragano


di MDMA
@Did Studio

Se qualcuno fosse alla ricerca di risposte per trovare la ricetta giusta per la felicità, oppure volesse capire la teoria new Age più in voga per scoprire la chiave adatta alla vita, sicuramente Katrina sarebbe la giusta compagna di viaggio. Avvolta in un vestito rosso di seta appare in scena con mille domande. La più enigmatica la recita tenendo una chiave in mano: «Buttarla via o tenerla? Se la seguirò i miei genitori mi ameranno ugualmente?» Chissà se «un bagno di luna e una promessa nel sole» riusciranno a farle trovare «la svolta», lontana dal suo «errore tragico». Consigliato per chi ama teorie zen e dintorni.

Carmen Pedullà

Le buone maniere


di Michele Di Giacomo
@Studio Azzurro

Il sangue non va via facile. Una voce assillante, che prende il corpo di un giocatore da basket, costringe l’ergastolano Fabio Savi a fare i conti con il proprio passato. Un passato di omicidi difficile da cancellare nonostante lo sforzo del killer di mantenere “pulita” la cella e, con essa, la nuova esistenza. A dare voce al carnefice e alla vittima il solo attore sulla scena che rievoca i crimini compiuti dalla Banda della Uno Bianca. Consigliato a chi vuole ricordare una delle pagine drammatiche del nostro tempo

Alessandra Cioccarelli

Face of tango


di Efectotango
@Ram Studio

Quattordici ballerini in abtiro scuro con maschere bianche sul volto iniziano a danzare sulle note di In the mood for tango, un ballo di gruppo che riscalda la pista per la mezzora che segue. Poi le maschere lasciano il posto a volti di animali, e i vestiti delle donne lasciano il posto ad abiti succinti. La danza continua, coppie si incontrano, si lasciano e si ritrovano. Una festa del tango per ogni età.

Giulia Alonzo

JONOKUCHI


di Mercurio-Cromo
@Nono

L’allenamento agonistico rappresenta, talvolta, la metafora dello sforzo e dell’abnegazione necessari per la realizzazione di sé. Ma cosa succede se parliamo di Sumo, e se ad interpretare lottatori straordinariamente grassi in perizoma e codino sono due belle ragazze in splendida forma? Uno spettacolo ironico, delicato e leggero che, sullo sfondo di un Giappone tradizionale, racconta la difficile iniziazione alla maturità attraverso la scoperta di sé e il superamento delle proprie paure.

Anna Castagna

 

Al di là di tutto / Laboratorio di chimica emotiva


di Casanova&Scuderi
@Macchinazioni Teatrali

Un tentativo di rappresentare la ricerca della felicità. Scene di vita familiare – dai compleanni al funerale del nonno a un matrimonio – immortalate tramite selfie alla ricerca di un consenso (al quale non si arriverà mai) sul giudizio dello scatto. Momenti ben poco rappresentativi della ricerca della felicità, che lasciano spazio a un evento insolito e schizofrenico: il lungo scorrere della vita coincide con la tanto adorata e fantasticata felicità, alla quale si arriverà solo alla fine. Ma con tanta malinconia. Un interessante esperimento di laboratorio di chimica emotiva. Consigliato a chi non ha capito che cos’è la felicità, né lo vuole capire.

Roberto Meloni

Hotel Lausanne


di Coperte Strette
@Nono

Quelle di Maria Lina e Uguale sono identità talmente fragili da spezzarsi e perdersi in quelle dei sosia che decidono di interpretare: all’Hotel Lausanne compaiono, nella sera di chiusura, Marylin Monroe e Adolf Hitler. Una pedana rossa rappresenta uno spazio metateatrale, polo che sembra attirarli come magneti: ai suoi piedi i due tentano, con difficoltà, di ricostruire sé stessi e il perché della loro scelta, secondo un’alternanza di ruoli schizzofrenica e sofferta.

Anna Castagna

Soldato per fame da Trittico della Guerra


di Guinea Pigs
@Nono

Una libera riscrittura de L’amante militare di Goldoni che riscontruisce in modo efficace e parossistico le dinamiche tipiche della gang della periferia lombarda. Arlecchino è uno “sfigato”, la sua camicia grunge ricorda le losanghe della maschera della commedia dell’arte, patrimonio cui il gruppo attinge in modo evidente anche per la mimica attoriale. Tra attacchi di violenza, brutalità, e violazioni di territorio, lo scenario si rivela notturno e altamente thrilling.

Anna Castagna

 

This is the hand


di Daniela Iotti
@DiDstudio

Svegliarsi un sabato mattina e scoprire che la tua mano non è più sotto controllo e, subdolamente, cerca di assassinarti nel tuo stesso letto. Ecco come inizia il racconto di una piccola odissea privata, un viaggio attraverso una Milano inedita fatta di maledizioni improbabili, esorcisti cialtroni e santoni dagli spiccati interessi sessuali. Un’avventura picaresca sulle note di una fisarmonica in un’escalation di surrealismo, a ricordarci che anche nella metropoli meneghina è in agguato l’immaginazione. Consigliato a chi ha sempre sostenuto che nella famiglia Addams la vera star fosse Mano.

Corrado Rovida

Ero di


di Exit
@Macchinazioni Teatrali

Ero di è una frase da completare. Uno spettacolo di passione e violenza. La scenografia, scarna ma efficace, coinvolge lo spettatore nella passionale ricerca di “qualcosa” da parte di una donna. Una ricerca del suo corpo, del suo sesso, del suo essere. Parole sconnesse ma piene di significato si intrecciano nelle frasi, nelle voci, nei monologhi e nei forti abbracci. Un disperato tentativo di uscire dai canoni culturali imposti dagli altri. Consigliato per chi è non conforme a ciò che ci circonda.

Roberto Meloni

Cercare l’anima


di Maffezzoli Roberti
@Navata Sud

In uno degli ormai consueti “talent show”, un ragazzo sogna di poter cantare la “sua” musica. Ma non può: per partecipare al programma deve presentare un brano di successo di Marco Mengoni. «Perché si canta? Perché questi ragazzi hanno perso la loro anima?» chiede il conduttore del programma. Un’ipnosi riporta il giovane nel 1979, quando Rino Gaetano cantava la 1100. «Allora si cantava per sognare» dice il ragazzo, una volta tornato a vivere nella contemporaneità. «Questo talent è un Paese di merda». «Non voglio restituire quello che non mi è stato mai dato». Il protagonista decide di inseguire il sogno, quello che anni prima animava Rino. Consigliato a chi non ama il mondo dei talent e rimpiange la musica di Rino Gaetano.

Carmen Pedullà

Immaginate il mio stupore


di Lecall Theatre
@viafarini

Un confronto tra due donne, due vite, due epoche distinte. Da una parte Cleonice e il suo coraggio che, in tempi di guerra, coincide con il sacrificio; dall’altra Sabrina e la sua tenacia che ad oggi significa lotta alle ingiustizie. Una riflessione, in dissolvenza incrociata, sulla straordinarietà della gente comune, sulla capacità di agire delle donne, sull’eroismo quotidiano. Adatto a chiunque creda in un ideale.

Valentina Zampieri

Cinecittà eccomi, qua!


di Onion Square/Sara Paganelli
@viafarini

Uno spaccato grottesco e surreale del mondo del cinema dove, pur di realizzare un sogno, ci si barcamena tra studio, lavoro, provini, raccomandazioni, intermediari e falsi amici. Un contesto che mette a dura prova anche i caratteri più tenaci e convinti, fino a vacillare. Sara Paganelli rende al meglio la condizione di affanno e incertezza che il suo personaggio si trova a vivere. Spettacolo vivace e scorrevole, ideale per chi è curioso di sapere se ci sarà il classico lieto fine.

Valentina Zampieri

Halo


di Simona Rinaldo
@viafarini

Una ballerina fa il suo ingresso sul palco, porta con sé un carillon, lo apre porgendolo verso il pubblico: ne scaturisce un racconto, una vicenda tragica narrata con sconcertante pacatezza e tranquillità. Ad accompagnare le parole della voce fuori campo – in apparente contrasto, con effetto quasi straniante – sono le pose plastiche e leggiadre eseguite dalla danzatrice.
Alla chiusura del carillon ha termine la storia. Un connubio, quello tra danza e voce narrante, non inedito ma sicuramente accattivante e coinvolgente; lo spettacolo giusto per chi ama decifrare il linguaggio del corpo.

Valentina Zampieri

La casa del vino


di Cristina Giustini
@Navata Sud

Una cantante, seduta al centro della scena, si racconta, accompagnata dalla chitarra e da una bottiglia di vino. È il dietro le quinte della vita di Amy Winehouse: i ricordi dell’infanzia, la complicità con la nonna, l’amore tormentato per il fidanzato Blake. E poi la sua condanna, l’incubo della droga. Mentre confida le sue inquietudini, ogni tanto squilla il telefono: è il padre che cerca di salvarla dal suo triste destino. «They tried to make me go to rehab but I said no, no, no». Consigliato a chi ama la musica di Amy Winehouse e vuole scoprire la sua vita lontano dai riflettori.

Carmen Pedullà

Il figlio soffre in citazioni pop


di Eunemesi/Ammophila
@DiDstudio

Estate anni Sessanta: Sapore di sale è la hit del momento e, come nella migliore tradizione vacanziera, in spiaggia può capitare di fare incontri interessanti, perfino di incrociare l’anima gemella e farci un figlio. Ma cosa accade se i due neo-genitori sono in realtà degli annoiati e superficiali ricconi con tendenze suicide/omicide mentre il figlio si esprime con aulica favella? Tre attori mettono in scena una commedia macabra che guarda con ironia allo scontro generazionale tra genitori e figli. Consigliato a chi, sotto il solleone agostano, si abbronza fantasticando del proprio avvenire.

Corrado Rovida

#DeCamera/ovvero come i social network ci hanno (s)cambiato la vita


di Io Non Parlo Sono Parlato
@Navata Sud

Le ombre di due manichini aprono una storia che si quadruplica attraverso le immagini proiettate su uno schermo gigante. Spuntano le braccia (guanti bianchi) e le gambe (calzini bianchi) fluorescenti: sono creature animate. In un secondo momento appaiono in scena due donne che, smarrite, guardano il pubblico: occupano fisicamente lo spazio intermedio tra le immagini proiettate diventando parte integrante di quella visione. Le loro parole, unite agli hashtag proiettati sugli schermi, si confondono in una sovrapposizione di piani, tra il visuale, il letterario (con riferimenti tecnologici al Decameron di Giovanni Boccaccio) e il teatrale, evocando pulsioni amorose che da astratte divengono reali. Consigliato agli amanti della letteratura a prova di web.

Carmen Pedullà

Swing for Life!


di Effetto Morgana
@DiDstudio

Dove non c’è piacere, c’è perversione. Così, almeno, sostengono alcuni. Ma è davvero così? O è solo una questione di gusti? Effetto Morgana si tuffa con leggerezza in un’umanità sgangherata dove il brutto diventa bello e il sesso è sempre comunque poco convenzionale. Ma non lasciatevi condizionare dai pregiudizi: dietro le maschere in lattice, le guepiere, le pratiche più esotiche, potreste sempre intravedere uno spicchio di voi stessi. Consigliato a chi si eccita pensando a SpongeBob.

Corrado Rovida

Socialmente


di Frigo Produzioni
@Ram Studio

Due ragazzi seduti davanti alla televisione, lo sguardo fisso e le occhiaie. Cosa stiano guardando non importa, ciò che conta è avere una vita virtuale e social. Frigo Produzioni porta in scena uno spaccato di esistenza al tempo delle nuove comunicazioni, ritratto di una generazione che si è inebetita sul web. Consigliato a chi: non può rinunciare al sabato sera con il reality e a twittare la notizia dell’ultimo secondo.

Giulia Alonzo

Monologo per uomo e katana


di Manuele Laghi
@Care Of

Tweet, post, notifiche di messaggi whatsapp, sms, mail. Suoni insistenti che fioccano sulla testa di Manuele, homo tecnologicus, superconnesso malinconico contratto a progetto, in pausa con le note di Amarcord.
L’umanità intorno a lui è come un grande cervello impegnato a rispondere alle grandi domande: da che parte gira la ballerina? Quanti sono i quadrati? Quante palline stanno rimbalzando nel banner? Nonché la più importante di tutte: di che colore è il vestito, blu o oro?

Giulio Bellotto

Casa bombardata


di Claudia Donzelli
@Care Of

Roma. Qualche anno fa. Autobus stracolmi di persone, italiani, stranieri, emigrati e migranti. Getting back home?
Una donna, jeans e dolcevita nero, torna nell’appartamento che condivide con due ragazze polacche. Nell’attesa che il bagno si liberi, prendono vita le frustrazioni, le disperazioni rassegnate e cupe di una laureata precariamente in bilico tra vita e mera sopravvivenza. Tra proiezioni stranianti e toni soffocati da un pianto amaro, un monologo intimo sulla generazione delle aspettative tradite.

Giulio Bellotto

Santi, balordi e poveri cristi


di Flavia Ripa e Giulia Angeloni
@viafarini

Una manciata di minuti possono bastare per divertire e coinvolgere. Due giovani attrici raccontano un aneddoto surreale in forma ritmico-musicale, incarnando il ruolo di bizzarre e ironiche cantastorie: sono sufficienti due valigie e pochi funzionali oggetti per tenere alta l’attenzione. Indicato per chi non vuole perdere l’assurda vicenda del bambino a due teste e, soprattutto, per chi ama sorridere con intelligenza.

Valentina Zampieri

 

Quattro donne


di Wasabi Produzioni
@Navata Sud

In un cerchio delimitato da immagini sparpagliate, colpito da una flebile luce al centro della scena, siede con sguardo smarrito una giovane donna. Racconta, aiutata da una voce fuori campo, le storie di quattro donne, alle prese con gli interrogativi della vita: la donna che ama ma non vuole essere amata; la psicotica che deve riordinare tutto e lavare i panni con la gradazione giusta in base alla tessitura dei capi; la donna lasciata dal marito; e la “donna-danno-malanno-affanno” impegnata in uno strucco che, anziché lavarla, la rende più nera del solito. «Come definire con una frase lo spettacolo?» La risposta, all’uscita dalla sala, spetta al pubblico.

Carmen Pedullà

Risuonatore per Geografie Corporee


di In remoto / Bosetti Ghion
@Macchinazioni Teatrali

Acqua e fuoco in due movimenti separati e lenti. Ognuno nel proprio spazio, ognuno nel proprio ritmo, ognuno nel proprio mondo. Due performer, due identità apparentemente opposte si uniscono, dialogano in un’improvvisazione danzata che sprigiona energia e sensualità. Gli elementi si intrecciano fino a creare un’unica entità, ma è uno stato passeggero: non si fonderanno mai del tutto. Consigliato per chi è convinto che gli opposti si attraggano.

Roberto Meloni

Bed Peace


di Jorghe/Teatrini Visibili
@Macchinazioni Teatrali

Il palco è un letto gigante che cambia colore e forma, paesaggi ed atmosfere. Lui e Lei, i protagonisti in scena, ci trasportano lungo un esilarante spettacolo “finché vuoto non ci separi”. Lui, un sognatore ancora bambino; Lei, donna passionale alla ricerca della felicità. Nello spassoso cambio di eventi Lui e Lei incantano gli spettatori con esilaranti battute che guidano il gioco in scena. Unica regola: vietato scendere dal letto. Il finale è decisamente inaspettato ma un buon modo per terminare il gioco. L’unico dubbio che rimane è chi sia il vero vincitore. Consigliato per chi ha tanta voglia di ridere.

Roberto Meloni

La confessione


di I Demoni
@Messina

Che occhi hanno i vostri demoni? Sono occhi freddi di rifiuto o ardenti di condanna? Uno spettacolo che si apre e si chiude come una parentesi su uno dei romanzi più emblematici di Dostoevskii, e racconta senza censure il tema della pedofilia. Prima e oltre Lolita, l’ammissione del peccato si fa limpida, quasi generosa, alla ricerca di una reazione di risposta da parte del pubblico. Un tuffo nelle profondità più gelide dell’animo umano, dal quale si riemerge portandosi addosso la sensazione di una colpa che non risparmia nessuno.

Chiara Marsilli

A food experience


di Karakorum Teatro
@Messina

Nell’anno di Expo, in un mondo ossessionato dal cibo – chi troppo, chi troppo poco – la riflessione si sposta dal piano fisico al piano culturale. A raccontare come ci comportiamo davanti, dietro, con o senza esso lo fanno le maschere mute delle più diverse tradizioni del mondo. Mossi dalla musica, che ne detta tempi e modi, diversi “tipi” si alternano in scena senza dire una parola, mescolando situazioni comiche e grottesche. Il riconoscimento immediato fa sorridere e riflettere: quei visi intagliati nel legno improvvisamente raccontano una storia che viviamo ogni giorno.

Chiara Marsilli

Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera


di Ortika
@Ram Studio

Una crocerossina ci guida in un Centro di Identificazione per stranieri, il suo campo, il suo territorio, conosce i suoi ospiti, ormai abitanti. Lei è parte e testimone di uno stato di fatto, un campo in cui le persone vengono rinchiuse a prescindere da ciò che hanno fatto, e sono classificati semplicemente come “clandestini”. Consigliato a chi: vede l’altro oltre al luogo di provenienza.

Giulia Alonzo

Per amore


di Compagnia del Bivacco
@Studio Azzurro

Tre donne in scena raccontano la loro storia: sono tre testimoni di giustizia che hanno deciso di raccontare la loro dolorosa esperienza. Ognuno di loro ha perso quelacosa: chi ha perso il figlio, chi la famiglia, perché ha deciso di dire “no” alla mafia. Dietro di loro la scritta «Ci sei o no.» esorta gli spettatori a prendere una posizione e li invita a partecipare alla loro causa. Perché «la verità vive».

Alice Tassara

Donne di fronte


di Har Baje
@Viafarini

Prima guerra mondiale: mentre gli uomini combattono al fronte, due donne di diversa classe sociale si incontrano, si trovano una “di fronte” all’altra e si interrogano sul loro ruolo. Attraverso il confronto giungeranno entrambe ad una nuova consapevolezza che le avvicinerà e le costringerà a rivedere le proprie certezze. Ne scaturiranno scelte di vita radicali, che avranno ripercussioni sulle persone e sulla società. Uno spettacolo impegnato, con notevoli spunti di riflessione, l’ideale per chi cerca tematiche di ampio respiro storico-culturale.

Valentina Zampieri

O.Z. Storie di un’emigrazione


di Eco di Fondo
@Macchinazioni Teatrali

O.Z. è la meta di un viaggio. Un lungo, stancante e ostinato viaggio verso la favolosa terra dei diritti, della pace e della giustizia per tutti. Quattro scene di fantasia richiamano con semplicità storie di migrazione reali, quelle da telegiornale. Gli ideali che ti spingono a partire sono il rifiuto della guerra per il Leone disertore, il diritto allo studio per la Spaventapasseri alla ricerca di un cervello, il diritto ad amare chi si desidera per il Taglialegna. Un significativo messaggio sociale trasmesso a suon di musica. Consigliato per chi vede nelle favole la miglior maniera per insegnare l’utopia. #young

Roberto Meloni

Genesi 3, 19


di Carlo Zerulo
@Messina

Polvere sei e polvere ritornerai: l’ammonimento definitivo viene declinato in un trittico di figure che raccontano la vita, il passaggio e la morte. Una riflessione scomposta in più voci per cercare di evocare il senso dell’esistenza nel momento della sua scomparsa. Il tono colloquiale, a tratti esplicitamente dialettale, accompagna con semplicità a interrogarsi su ciò che accade ai cari estinti: possono vederci? Vorrebbero parlarci? Cosa pensano di chi resta? La livella di decurtisiana memoria passa su tutti e mantiene i suoi segreti.

Chiara Marsilli

Yes!


di Compagnia NUT
@Macchinazioni Teatrali

Una memorabile danza. Yes! è un viaggio nel respiro. Venti minuti che tengono lo spettatore con il fiato sospeso a seguire con lo sguardo il movimento dei corpi che si uniscono e si allontanano. Uno scontro sfrenato e sensuale da cui emerge tutto l’amore che unisce gli esseri umani. Un abbraccio che unisce non solo i cinque danzatori in scena ma anche il pubblico intorno. Consigliato per chi si lascia ammaliare da movimenti singoli e dal loro intreccio, in una creazione che è in continuo divenire.

Roberto Meloni

Naufraghi


di Compagnia del Minotauro
@DiDstudio

Una madre e un figlio in bicicletta canticchiano un noto stornello: «Il gallo è morto! Mon coq est mort!». Ma proprio da quella che sembra una spensierata canzoncina affiorano domande fondamentali, le stesse che, prima o poi, tutti i bambini fanno ai genitori. «Un giorno morirò anch’io?» «E tu, mamma?» La compagnia del Minotauro affronta il rito di passaggio all’età adulta in una commistione di teatro d’ombre e recitazione in carne e ossa. Un racconto agrodolce dal sentore metafisico che ricorda allo spettatore (anche adulto) l’importanza della leggerezza, perfino in un gioco serio come la vita.

Corrado Rovida

Rain / Vincere nella vita


di Associazione Culturale Teatro Ma
@Viafarini

Un contesto metropolitano può essere un contenitore di sogni e aspettative ma anche sede di illusioni e frustrazioni: all’interno di questo quadro si sviluppano le trame di quattro personaggi che nel processo di autodeterminazione faranno i conti con la dura realtà dei fatti, uscendone vincenti o sconfitti.
Va in scena uno sprazzo di vita reale che si segue piacevolmente, interpretato da giovani professionisti capaci e privi di retorica, spontanei e veramente efficaci.

Valentina Zampieri

La parola dell’altro


di Ari&Anna
@Care Of

Un groviglio sentimentale si dipana lentamente sotto gli occhi degli spettatori: Giò ed Elle sono a casa. Sono due donne che non si assomigliano affatto; risoluta e sicura di sè l’una, titubante e remissiva l’altra. Abitano due case diverse, separate sulla scena da evidenti strisce di nastro adesivo; vivono due vite diverse, fanno lavori diversi. Eppure qualcosa in comune ce l’hanno: ricevono entrambe la stessa telefonata, dallo stesso uomo.
I temi del conflitto di genere, del poliamore, dei rapporti online vengono indagati da una drammaturgia che è ancora work in progress, resa convincente dalla scenografia essenziale e dall’interpretazione asciutta e minimale.

Giulio Bellotto

Umanità > Libro II / Fireflies


di Silvia Girardi
@DiDstudio

Lo sapete a quale famiglia di coleotteri appartengono le lucciole? No? Tranquilli: lo spiega Silvia Girardi prima di consegnare nelle mani dello spettatore un piccolo dono luminoso che lo accompagnerà per la sua performance poli-mediale. Parole prima, un cortometraggio poi. Non si tratta di un documentario sugli insetti, piuttosto di un racconto per immagini, una video-riflessione su come l’uomo possa, intaccando l’ambiente in cui vive, intaccare anche se stesso. Disorientati come lucciole accecate dalla luce artificiale della città, un uomo e una donna si cercano nella notte. Si troveranno mai?

Corrado Rovida

Ho generato una pioggia di stelle


di Compagnia Galluccio/Vaccari
@Care Of

Storia di Dino Campana, poeta pazzo e sublime. In vita, scemo del paese; da morto, cittadino eccellentissimo di quella Marradi che gli fu odiosa almeno quanto la sua stessa madre. Le voci evocate nello spettacolo di Galluccio/Vaccari, ridotto ad uno studio di 20 minuti per ITfestival, sono molteplici, mutevoli, a tratti indistinte. Le passioni allucinate che segnarono l’esistenza del poeta vengono richiamate con la forza del teatro e saldate insieme da inserti poetici che accompagnano la narrazione. Una confessione fittizia, a metà tra ricordo e profezia. Lo spettacolo ci porta di fronte alle fauci della Chimera, dove follia e sublime trovano la loro armonia. Come nelle parole di Dino.

di Giulio Bellotto

Pelle d’asino


di Quattrox4
@Ram Studio

Un’altalena e una bambina col cappottino rosso. Un papà che spinge sempre più in alto la propria figlia per poi riprenderla e abbracciarla sempre più forte. Troppo forte, tanto da farle male e tarparle ogni desiderio di libertà. L’altalena diventa metafora di un equilibrio precario e poi definitivamente spezzato, che la coppia circense Elisa Angioni e Filippo Malerba rappresenta con finezza ed eleganza. Consigliato a chi: crede ancora ai lieto fine delle favole.

Giulia Alonzo

Tana


di Valentina Gamna e Marta Mungo
@Viafarini

Una ragazza seduta sulla poltrona trova nel televisore un interlocutore con cui aprirsi e confidarsi, un mezzo insolito cui rivelare particolari del proprio recente passato. Nasce così un monologo fatto di ricordi dolorosi e sconcertanti, un racconto portato avanti con una lucidità quasi straniante, in cui riescono a trovare spazio momenti di fredda ironia che strappano una risata. Il salotto di casa diventa una tana, un riparo esistenziale prima che fisico. La performance ideale per tutti coloro che, anche in situazioni di apparente normalità, cercano il risvolto psicologico delle cose.

Valentina Zampieri

Tangram


di La Cruda
@Navata Sud

In un’atmosfera grigia di una cucina anonima due fratelli, Olivia e Nicholas, si ritrovano. Ma non è un incontro felice: lei non sembra affatto contenta della visita del fratello. La madre, molto malata, dorme nella stanza a fianco, “controllata” a distanza da un baby-talkie appoggiato sul tavolo. Olivia si lamenta. Nulla riesce a placare il suo senso di insoddisfazione, nemmeno i racconti della vita disastrata di Nicholas. Discutono, si infervorano per capire come risolvere la situazione e per cercare di alleviare il dolore della madre. Uno spettacolo dal finale aperto e prevedibilmente grigio, a cui si aggrappano, nonostante tutto, le speranze di una nuova vita.

Carmen Pedullà

Ludopark


di Elea Teatro
@Nono

Ermanno e Serena hanno di recente iniziato a convivere ma la loro relazione nasconde un problema. Serena è convinta che solo una casa “speciale” possa esprimere l’unicità del suo amore e scivola in un’ottusa e isterica compulsione al consumo. Così Ermanno, mosso dall’inesaudibile desiderio di compiacerla cade nella spirale del gioco d’azzardo. Questo dramma domestico indaga i tragici risvolti privati di una società basata sul possedere e il consumare, ma la sua atmosfera cupa è alleggerita dalle esilaranti interpretazioni comiche di Anna Coppola, prima barista e poi madre di Serena.

Anna Castagna

 

Argenta


di Leporini/Piras
@Navata Sud

“Sfigata”, “obesa”, “ti vesti di merda”: sono le tre etichette che una giovane donna si trova appiccicate al vestito, sotto forma di post-it. «Questo è quello che gli altri pensano di me?» si chiede sconsolata. Decide così di riscattarsi partecipando al reality The biggest loser. Il valletto-valletta la definisce un’obesa perché pesa 53 chili. Il programma si trasforma presto in una tortura a cui la protagonista decide di sottrarsi: «Io cambio la vita, la mia». Lo spettacolo si riduce a vetrina di una società impegnata a etichettare le persone e che insegue il più bello, il più forte, il più magro. Quale spazio dunque per gli “altri”? Consigliato per chi vuole ridere e pensare, sorridendo, di essere “altro”.

Carmen Pedullà

Senza titolo (tecnica mista)


di Acquasumarte
@Ram Studio

Si può considerare l’arte una merce? Può essere quantificabile economicamente? È vendibile il pensiero artistico? Maurizio Capisani e Sabrina Conte interrogano alcuni teatranti per svelare come la produzione artistica contemporanea sia in realtà un gioco di potere che limita la libertà di espressione intellettuale alla moda del momento. Consigliato a chi: crede ancora nella libertà dell’arte.

Giulia Alonzo

All you can IT


di La Confraternita del Chianti
@Navata Sud

Quattro colleghi si ritrovano a una cena giapponese in un ristorante “all you can eat”. Scherzano, ridono, ma soprattutto mangiano. Divorano cibo posseduti da una fame insaziabile. Mentre passano da una portata all’altra iniziano a definire un piano malefico per incastrare il titolare del loro ufficio. Ma la cameriera del ristorante, con fare inizialmente gentile, costringe i quattro a mangiare tutto quel rimane nel ristorante, a costo di morire di cibo. “All you can IT” è solo l’assaggio di una fame consumistica senza freni. Consigliato a chi vuole riderci su.

Carmen Pedullà

Rumori


di Teatro del Simposio
@Care Of

Due uomini si muovono tra quattro cubi. Uno è agitato, l’altro, seduto per terra, appare serafico. Sono entrambi vestiti di bianco; anche i cubi sono bianchi. Una luce illumina lo spazio a tinte variopinte.
La messa in scena semplice e funzionale di Teatro del Simposio cerca di portare sul palco quella sensazione d’impassibilità che si prova davanti ad uno schermo acceso: il bombardamento incessante di notizie, fatti agghiaccianti, violenza, soprusi: tutto ciò si scarica nella logica non-sense dei dialoghi ispirati a famose pièce teatrali del Novecento.

Giulio Bellotto

Mattan(z)e


di Artèdanza
@Ram Studio

Qui la mattanza è un rito privato: si porta in scena la serialità di quella gestualità femminile che imprigiona la donna nel cliché. I canoni sociali impongono l’immagine di madri, mogli e figlie che, nonostante le lotte e le evoluzioni, continuano ad avere ruoli marginali nella società. Consigliato a chi: sa che la donna non è solo una mamma casalinga. E forse ancora di più per chi tende a dimenticarlo.

Giulia Alonzo

Hija de la revolución! Frida e il suo doppio


di Annalisa Asha Esposito
@Messina

I capelli raccolti, le inconfondibili sopracciglia: più che una donna, Frida Kahlo è un simbolo di un’epoca e di un sentimento. In questo spettacolo, Frida è un’attrice alle prese con un insolito provino davanti a un muto interlocutore. Frase dopo frase, azione dopo azione, la sua stessa vita le scivola dentro in una perturbante mescolanza di “qui e ora” e di “là e un tempo” e la straordinaria energia vitale della pittrice messicana si confonde con il suo doppio moderno appassionato di fotografia.

Chiara Marsilli

Vestimi bene e poi uccidimi


di Federica D’Angelo e Ksenija Martinovic
@Messina

Ofelia silenziosa, Ofelia che assiste. Ofelia creatura acquatica che si abbandona e galleggiando scompare. Tutto quello che sappiamo su Ofelia visto attraverso i suoi occhi ha un sapore inaspettato. Due corpi di donna la raccontano con gentilezza e intelligenza, indagando le ragioni dell’amore e della morte. Le due giovanissime attrici offrono un’interpretazione a cavallo tra realtà e racconto che, pur continuando a uscire e rientrare dalla tradizione shakespeariana, riesce a mantenere costantemente uno stretto contatto con l’anima del personaggio.

Chiara Marsilli

Drude


di Fabiani/Soncini/Zuin
@Nono

Sullo sfondo di una Puglia arcaica, negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, è ambientata la storia di Filomena Pennacchio. La sua fame di riscatto da un’arretrata cultura maschilista e dalla soffocante gelosia di amori morbosi ne fanno una sanguinaria brigantessa. Sotto gli occhi sprezzanti e fieri del suo ritratto, una credibile interprete di Filomena, accompagnata in scena da una narratrice, ne ripercorre l’intricata biografia segnata dalla passione e dal sangue. Uno spettacolo che alterna drammatiche sequenze naturalistiche e comici interventi narrativi in chiave moderna.

Anna Castagna

Botox Party


di 3MAR
@Studio Azzurro

Tre donne. Madre e due figlie ballano a ritmo di Wanna be delle Spice Girls indossando maschere di bambola. «Perfette immortalate, imbambolate»: questo è il motto della famiglia guidata da una barbie bionda nel ruolo di un sergente della chirurgia estetica, stile Hartman di Full Metal Jacket. Bisogna essere “di plastica” per poter partecipare alla giostra infernale dei concorsi di bellezza per bambine. E i gelati non sono ammessi. The dark side of Little Miss Sunshine.

 

Alice Tassara

Prospettiva M


di Teatro della Filomena
@DiDstudio

C’è una qualche colpa segreta nell’essere donna? Un peccato originale di cui il gentil sesso è chiamato a rispondere? Sembrano queste le domande su cui si arrovella, nella sua prigione, una scrittrice accusata di essere l’ispiratrice di un terribile attentato. Ecco allora che i suoi pensieri prendono forma: da allucinate paranoie evolvono in piccole coreografie gestuali fino a diventare rappresentazioni di figure-chiave del femminino venite a rivendicare all’unisono un’innocenza e un orgoglio spesso negati. Uno spettacolo-riflessione dove la donna è il tema e l’arte è il solo mezzo capace di liberarla.

Corrado Rovida

ISTANTANEE


feedback sintetici inviati in tempo reale dalle diverse sale, giudizi rapidi per inquadrare le performance